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Lavoro

CONTRATTI/ A termine, somministrazione, apprendistato: tutte le novità del Jobs Act (atto primo)

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Resta poi il fatto che l’espansione della regola della a-causalità è probabilmente destinata a produrre un’ulteriore contrazione della quota, già molto ridotta, dei contratti a tempo indeterminato nel flusso generale delle assunzioni, anche considerando il trend negativo dell’ultimo anno delle trasformazioni a tempo indeterminato dei contratti a termine. Solo qualche dato in proposito: dal monitoraggio a un anno dalla Legge Fornero risulta che la quota più consistente delle assunzioni è rappresentata dai contratti a termine (il 69,3% del totale dei contratti), seguita dai contratti a tempo indeterminato (15,4%), le collaborazioni a progetto (5,9%) e i contratti di apprendistato (2,7%). Esaminando poi il fenomeno delle trasformazioni dei contratti da tempo determinato a indeterminato si osserva una dinamica negativa (ad esempio, il secondo trimestre del 2013 segnala un vero e proprio crollo delle trasformazioni, con un calo del 22% rispetto alle trasformazioni effettuate nello stesso periodo del 2012).

La contrazione delle assunzioni a tempo indeterminato può essere anche spiegata da un altro interessante punto di vista (dati del secondo trimestre 2013), visto che le attivazioni di contratti a tempo indeterminato diminuiscono in termini tendenziali, ma non per tutti: calano del 15,8% per gli stranieri comunitari, del 12,7% per gli italiani e solo del 2,3% per i cittadini extracomunitari, impegnati in larga misura da parte delle famiglie per il lavoro domestico (non a caso, però, nella forma contrattuale del lavoro domestico esiste il recesso libero).

La terza e ultima novità di rilievo introdotta dal Jobs Act nei rapporti a termine è la previsione di un limite numerico, derogabile da parte della contrattazione collettiva, pari al 20% dell’organico per “i rapporti di lavoro costituiti da ciascun datore di lavoro (ai sensi del presente articolo)”, quindi il riferimento dovrebbe essere sia ai contratti a termine, sia alle somministrazioni a termine senza causale fino a 36 mesi. Per le imprese fino a 5 dipendenti è sempre possibile assumere un lavoratore a tempo determinato.

Sono comunque esenti da limitazioni quantitative (eccezioni già presente nel nostro ordinamento) i contratti a termine conclusi in fase di start-up per i periodi definiti dai Ccnl, per ragioni di carattere sostitutivo o di stagionalità, per specifici spettacoli ovvero programmi radiofonici o televisivi e con lavoratori con più di 55 anni. Questa misura vuole porre evidentemente un freno “legale” alla sottoscrizione di un numero illimitato di assunzioni a termine, dirette o indirette tramite somministrazione.

La norma, mi pare, non introduca nulla di nuovo, considerato che esistono già nella maggioranza dei Ccnl limiti quantitativi alla stipula di assunzioni a termine anche per il tramite delle agenzie interinali. Si deve pertanto ritenere che la previsione di legge operi solo in assenza di una disposizione del Ccnl di riferimento. Rimangono invariate le altre regole dei contratti a termine, quali ad esempio gli intervalli temporali tra contratti, la prosecuzione di fatto dei contratti a termine e il diritto di precedenza.

Qualche dubbio rimane nel combinato disposto di alcune norme con quelle oggi modificate (auspicando qualche chiarimento magari in sede di conversione in legge): ad esempio, nel computo dei 36 mesi di durata massima dei contratti a termine ormai solo a-causali continuano a computarsi anche i periodi di somministrazione?