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Lavoro

CONTRATTI/ A termine, somministrazione, apprendistato: tutte le novità del Jobs Act (atto primo)

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In materia di apprendistato le modifiche tendono a una semplificazione dell’istituto al fine di incentivarne l’utilizzo. In particolare nell’apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale (per soggetti tra i 15 e i 25 anni, finalizzato al completamento del percorso scolastico obbligatorio) è previsto che la retribuzione del lavoratore sia intera per le ore di lavoro effettivamente prestate e pari al 35% del monte ore complessivo destinato alla formazione. È stato anche eliminato l’obbligo per il datore di lavoro di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica per la cosiddetta formazione di base/trasversale (per i laureati pari a 40 ore nel triennio). Sul punto non è peraltro chiaro se tale formazione debba essere comunque impartita dal datore di lavoro o possa essere del tutto omessa. Scompare l’obbligo della forma scritta per il piano formativo individuale, anche se ci si chiede: non è utile nei confronti dell’apprendista (nonché di eventuali organi di vigilanza) avere un documento sottoscritto che attesti il percorso formativo che si intende effettuare?

Di poco peso, anche se condivisibile, la previsione che elimina l’obbligo, introdotto dalla Legge Fornero, di condizionare l’assunzione di nuovi apprendisti alla conferma in servizio di una percentuale di quelli assunti in precedenza. Peraltro l’eliminazione della “clausola di stabilizzazione legale” non fa venir meno le clausole contrattuali, considerato che l’obbligo di conferma degli apprendisti per procedere a nuove assunzioni rimane pur sempre presente in quasi tutti i contratti collettivi nazionali.

Queste modifiche saranno in grado di invertire il trend decrescente delle assunzioni mediante apprendistato? (N.B.: al contrario, cresce del 3% circa il numero medio di contratti di apprendistato per la componente più adulta, tra i 30 ed i 34 anni). È arduo valutare oggi se le modifiche introdotte siano fattore di propensione all’utilizzo dell’apprendistato, ma appare utile sottolineare che se gli apprendistati diminuiscono in tutte le Regioni, la Provincia Autonoma di Bolzano, nota per lo sviluppo di un modello cosiddetto duale, attraverso il quale alla preparazione tecnica impartita in azienda viene associato l’insegnamento nelle scuole professionali, registra una crescita del 6% degli apprendistati.

Per concludere: lo scopo che si pone idealmente il decreto è “generare nuova occupazione, in particolare giovanile”. Considerato il trend negativo che si continua a registrare tra gli occupati (-2,2% nel secondo trimestre 2013 rispetto ai livelli del 2012), in periodi in cui erano già presenti gli strumenti modificati dal Jobs Act (contratto a termine a-causale, anche se più breve, somministrazione e apprendistato) ci si chiede se le misure di liberalizzazione e semplificazione introdotte siano veramente in grado di far ripartire il mercato del lavoro. O forse occorre attendere le altre misure del lavoro annunciate dal Governo? C’è consapevolezza su cosa veramente serve per far ripartire imprese e investimenti?

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