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Lavoro

SPILLO/ La guerra a sinistra che lascia il lavoro "in cantina"

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A questo punto si dovrebbe affermare “bando alle ciance…”. In realtà, i problemi sono gravi, vanno ben oltre il rilancio dei consumi: vi è la necessità che il Paese, tutto, torni a generare ricchezza ovvero incremento della produttività a tutti i livelli, per innescare occupabilità crescente, sostenendo chi vuole investire, abbattendo la distanza tra risparmio e credito, superando incertezze e imbarbarimento burocratico.

Questo è ciò che realmente occorre e non si fa con un decreto: si fa con una ripresa di responsabilità comune, nella consapevolezza di rappresentare istanze sociali diverse, in percorsi impegnativi e duraturi nel tempo, ciascuno facendo la propria parte anche nei territori, nelle aziende, nel rapporto con le istituzioni locali, comprese le scuole e nei luoghi dove si gioca il futuro delle giovani generazioni, su cui pesa il destino e la parte più rilevante del debito rappresentato dalla spesa corrente odierna. E le nuove sfide dei patti tra generazioni sono forse la parte più impegnativa per tutti, singoli e comunità sociali.

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