BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

TASSE E LAVORO/ Il vero "cuneo" che Renzi deve abbattere in Italia

Triste record per i lavoratori italiani: sono i più tartassati tra i cittadini dei paesi del G20. Matteo Renzi dovrà intervenire, come spiegano GIUSEPPE SABELLA e INTI MERINO RIMINI

InfophotoInfophoto

In un recente articolo su queste pagine abbiamo visto come la Cgia di Mestre, mettendo a confronto i livelli di tassazione del 2013 con quelli del 2012, ha rilevato come lo scorso anno le micro imprese fino a dieci addetti - ovvero il 95% del nostro tessuto produttivo - hanno subìto aggravi che hanno portato la tassazione complessiva tra il 53% e il 63%. Più o meno una settimana fa, la PWC (Price Waterhouse Coopers) ha reso noto il suo rapporto sulle imposte sul reddito nei paesi del G20: ebbene sì, l’Italia ha conquistato il gradino più alto del podio! Per ogni Paese del G20 la PWC ha calcolato quanto in tasse un lavoratore con un salario medio avrebbe lasciato allo Stato, detratte le imposte sul reddito e i contributi previdenziali. È pur vero che dalla lista mancano le imposte indirette (dal canone tv alle accise sulla benzina) e gli sgravi fiscali, fattori che possono incidere non poco; ma è altrettanto vero che il nostro è un triste e non sorprendente primato.

Il campione di riferimento dell’indagine è un contribuente sposato con due figli, uno dei quali di età inferiore ai sei anni. Ed ecco le quote dello stipendio che rimangono ai lavoratori detratte le tasse: Italia 50,59%, Gran Bretagna 57,28%, Francia 58,10%, Germania 60,61%; meglio in Canada (58,13%), Giappone (58,68%), Stati Uniti (60,45%) e Cina (62,05%). La pressione scende decisamente in Messico (70,60%), Brasile (73,32%), Russia (87%) e Arabia Saudita (96,86%).

Forse solleticato da questi numeri, Matteo Renzi ha dato un’importante accelerata ai lavori per il taglio del cuneo fiscale. Si parla ormai da una settimana di una riduzione da 10 miliardi, cosa che il numero uno degli industriali, Giorgio Squinzi, ha definito “la misura minima”, la “linea del Piave”, ricordando che l’anno scorso - prima del taglio del cuneo con la legge di stabilità 2013 del governo Letta - Confindustria chiedeva un intervento forte di 20 miliardi, indicando anche come e dove reperire le risorse.

In audizione davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato, Squinzi ha poi spiegato qualche giorno fa che il sistema delle imprese è pronto a rinunciare a tutti gli incentivi, purché il ricavato vada a incidere sul costo del lavoro e, in modo particolare, sul cuneo fiscale. Mercoledì scorso a Treviso, Matteo Renzi, parlando della destinazione del taglio previsto da 10 miliardi, ha ipotizzato di ridurre Irap o Irpef, ma è probabile che si arrivi a una riduzione-mix di entrambe. Non ha mancato di farsi sentire anche Susanna Camusso, affermando che la Cgil è contraria a un intervento di riduzione del cuneo fiscale solo sul fronte delle imprese e, dunque, intervenendo esclusivamente sull’Irap perché da questo i lavoratori non avrebbero alcun beneficio fiscale. Secondo il Segretario della Cgil, c’è però un tema altrettanto fondamentale - e come darle torto?- ossia il reperimento delle risorse per finanziare suddetto taglio. Posto che queste risorse vengano trovate, risulta davvero importante capire cosa fare con questi 10 miliardi.