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JOBS ACT/ Contratti e tutele, la "rivoluzione" di Renzi che deve ancora cominciare

Giuliano Poletti (Infophoto) Giuliano Poletti (Infophoto)

Non c’è tempo per sviluppare nuove reti di servizi, ma occorre mettere in campo subito agenzie pubbliche e private disponibili a essere valutate per i risultati occupazionali acquisisti, cioè sia per efficienza che per efficacia di quanto sono in grado di fare. L’esempio dei servizi al lavoro avviati in Lombardia ormai da alcuni anni può essere una base concreta su cui ridisegnare i servizi al lavoro nazionali mettendo fine a una situazione in cui le tutele a sostegno del lavoro cambiano talvolta da provincia a provincia.

In questo quadro i provvedimenti su contratti a tempo determinato e per l’apprendistato che tante critiche hanno attirato da conservatori di destra e di sinistra perdono di significato. Sono a mio parere un avvio utile per rimettere in moto un mercato bloccato da visioni astratte. Se l’obiettivo è dare occupazione, chiedere solo lavoro di qualità (?!) o un’unica forma contrattuale ricorda la favola di Bertoldo, che condannato all’impiccagione chiede di scegliere lui l’albero a cui essere appeso.

Piuttosto la concretezza della realtà chiede di tutelare tutti, comprese le partite Iva, perché non sono riportabili in forme contrattuali di dipendenza ma chiedono servizi di welfare appositi. Forme invece di schiavismo contemporaneo presenti in settori come la logistica, l’agricoltura e alcuni servizi chiedono interventi radicali e una responsabilità sociale di impresa e rappresentanze maggiormente attente ai diritti delle persone. Si deve quindi avviare la riforma e togliere paletti, fare partire nuove regole e badare che non si riformino regionalismi che ledono i diritti e le tutele previste dalle norme nazionali.

L’apprendistato in fondo non decolla per troppo peso burocratico e perché ogni regione ha un suo modello. Ripensiamolo e, disegnandolo intorno a un giovane che attraverso questo contratto deve acquisire competenze certificabili, potrà essere funzionale per quelle professioni dove l’apprendimento sul lavoro è fondamentale per acquisire tecnica e competenze. Per avviare al lavoro i giovani in banche o nella vendita di beni prevediamo altri contratti di inserimento più vantaggiosi e realistici, mettendo fine a una mistificazione del contratto di apprendistato come contratto generale.

Se i provvedimenti avviati intendono ridisegnare con realismo l’insieme delle tutele e dei servizi per le persone come abbiamo inteso non possono che essere sostenuti. Sapendo che i riformisti in Italia hanno sempre dovuto faticare molto per fare emergere le ragioni del cambiamento contro corporazioni e rendite che, attraverso la difesa dello statalismo, nascondono interessi privati.

La volontà e l’indirizzo nuovo sono da subito verificabili facendo sì che la Garanzia giovani sia applicata sperimentando un nuovo sistema di finanziamento dei servizi rivolti ai giovani e mettendo in campo un’agenzia unica di coordinamento. Se quello di Renzi vuole essere un governo del fare non mancherà certo di lavoro.

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