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JOBS ACT/ Gli "scontri" che cambiano il decreto Poletti

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (Infophoto) Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (Infophoto)

Fondamentale è stato anche l’apporto degli esperti durante le audizioni. Sono infatti emerse diverse criticità tecniche che rischiano di condurre l’Italia a un contenzioso con l’Unione europea, dannoso sia per le imprese che per il governo stesso. In particolare, Michele Tiraboschi e Tiziano Treu hanno posto l’accento su come le novità in materia di apprendistato conducano a equiparare l’istituto ai vecchi contratti di Formazione e lavoro, considerati dall’Unione europea mezzi di aiuti di Stato.

Da questa breve sintesi analitica delle diverse posizioni espresse dalle parti sociali e dagli esperti (che si può ritrovare nel Bollettino speciale Adapt del 10 aprile 2014) possiamo dedurre che il decreto sarà soggetto ad alcune modifiche. Esse potrebbero essere più tecniche che sostanziali. Senza esimersi dalla correzione di quegli aspetti in contrasto con la normativa europea, per evitare di cadere in contenziosi che, invece che aiutare la semplificazione, complicherebbero non poco la vita delle imprese. Ma l’urgenza principale è il rinnovamento delle parti sociali e della politica, entrambe hanno lo stesso compito: tornare a essere a servizio del popolo, secondo una buona idea di sussidiarietà.

Il sindacato e Confindustria non possono continuare essere autoreferenziali e legati a logiche conservatrici. Allo stesso modo la politica non può pensare di non confrontarsi con i corpi intermedi. Quello che può sembrare oggi un circolo vizioso all’italiana può diventare, alla luce della crisi che incombe e non si placa, un circolo virtuoso di modernizzazione.

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