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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Ecco i lavoratori di serie B che ne avrebbero bisogno

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Una gallina dalle uova d’oro - Ecco perché sono aumentati e continueranno ad aumentare i contributi dei parasubordinati fino a raggiungere la stessa aliquota dei lavoratori dipendenti (33%). Tuttavia l’equiparazione dei parasubordinati ai dipendenti, benché celebrata come una misura a favore dei lavoratori (l’aumento, è stato detto, contribuirà far aumentare la pensione), in realtà serve ad aiutare soltanto le “casse” Inps. Questo, grazie a una strana anomalia che non è stata corretta da nessuna riforma e da nessun governo: il “criterio dell’accredito contributivo”. Grazie al quale succede non solo che più si alza l’asticella dell’aliquota contributiva più contributi arrivano all’Inps (matematicamente ovvio); ma succede pure che si fa più consistente il calderone di contributi “silenti”, quelli che non daranno mai diritto a una prestazione, risultando (con l’aumento) più difficile raggiungerne il diritto.

 

Il paradosso dell’accredito contributivo - Nel linguaggio comune, dire che per mettersi in pensione serve avere 66 anni d’età e “20 anni dicontributi” è lo stesso di dire che serve avere 66 anni d’età e “20 anni di lavoro”. In altre parole, “contributi” e “lavoro” sono usati come sinonimi, cosicché a “1 anno di lavoro” si fa corrispondere “1 anno di contributi” e viceversa. La corrispondenza è vera ed esatta se ci si riferisce ai lavoratori “dipendenti” o “autonomi” (artigiano, commerciante, ecc.), perché effettivamente per ogni anno di lavoro questi lavoratori pagano (per mezzo del datore di lavoro o direttamente) un certo ammontare di contributi, tale da garantire un intero anno di “accredito contributivo” utile ai fini della pensione.

La stessa corrispondenza non è, invece, vera ed esatta quando ci si riferisce ai parasubordinati, cioè ai lavoratori iscritti alla gestione separata Inps, poiché in questo caso ci sono regole differenti che riguardano l’accredito contributivo, cosicché a 1 anno di lavoro non sempre e automaticamente corrisponde 1 anno di contributi utili ai fini della pensione. Per i lavoratori dipendenti e autonomi vige un meccanismo tale che garantisce che a ogni giorno, settimana, mese o anno “di lavoro” ci sia esatta corrispondenza a un giorno, una settimana, un mese o un anno “di contribuzione”; lo stesso meccanismo non vige per i lavoratori parasubordinati (è un’eccezione che esiste solo per la gestione separata!).

Questo meccanismo si chiama “minimale contributivo”: è l’importo minimo su cui si devono calcolare i contributi da versare e al di sotto del quale non si può scendere in nessun caso. Quindi, se anche la retribuzione pagata al dipendente è inferiore a tale minimo, il datore di lavoro è comunque obbligato a versare un importo di contributi calcolato sul minimale e questo garantisce al lavoratore “l’accredito contributivo”: ha lavorato 1 giorno avrà 1 giorno di accredito contributivo; ha lavoratore 1 mese o 1 anno avrà 1 mese o 1 anno di accredito contributivo utile per la pensione. Lo stesso meccanismo non opera per i collaboratori, per i quali i committenti pagano contributi alla gestione separata calcolati sugli effettivi compensi erogati ai collaboratori, senza tener conto cioè di un importo minimo; lo stesso è previsto per i professionisti senza cassa, che i contributi li calcolano e li versano da sé.