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RIFORMA PENSIONI/ Ecco i lavoratori di serie B che ne avrebbero bisogno

Lavoratori parasubordinati e partite Iva iscritte alla gestione separata sono soggetti che meriterebbero una riforma delle pensioni. DANIELE CIRIOLI ci spiega perché

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Destino scritto per i lavoratori parasubordinati: senza pensione e con contributi sempre più salati da pagare (oggi al 28,72%, saliranno al 33,72% dal 1° gennaio 2018). Una situazione che appare inevitabile, attesa la convergenza di tutti i governi compreso quello attuale. Infatti, né il “giovane” Renzi, né il più attento ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, hanno finora lasciato intendere di voler ritoccare la disciplina contributiva (che fa dei soggetti iscritti alla Gestione Separata dei “lavoratori di serie B”) o il previsto innalzamento dell’aliquota contributiva. La ragione è chiara: a rischio c’è il fallimento dell’Inps. È il prezioso apporto dei parasubordinati, infatti, che riesce a mantenere ancora in piedi l’istituto previdenziale.

Con il massiccio saldo positivo di circa 8 miliardi di euro, infatti, co.co.co., co.co.pro. e Partite Iva contribuiscono alla parziale copertura dei saldi negativi delle gestioni previdenziali di dipendenti autonomi, cosa che altrimenti dovrebbe fare lo Stato. Ma può ritenersi socialmente giusto che sia soltanto una categoria di lavoratori - peraltro quella che annovera i soggetti più giovani - a farsi carico del deficit pensionistico? Può ritenersi socialmente corretto che alcuni cittadini debbano pagare contributi nella consapevolezza di non maturare una pensione, almeno non con le stesse prerogative che sono garantite a tutti gli altri lavoratori? “Riformare lo Stato” (oltre a Senato, Province, Cnel e via dicendo) non è forse anche far sì che i cittadini siano tutti “uguali” dinanzi all’Inps?

Il dramma contabile nell’analisi della Corte dei conti - È stata la Corte dei Conti, qualche mese fa, a evidenziare lo squilibrio contabile e sociale dell’Inps in base al quale a ripianare le perdite sono i cosiddetti parasubordinati e chi, più in generale, effettua prestazioni lavorative di carattere temporaneo. Ecco i dati dell’anno 2012 (ultimo bilancio disponibile, con analisi della Corte dei conti fornite a fine novembre 2013): gestione previdenziale dei dipendenti privati, negativo di 1.129 milioni di euro; gestione previdenziale dei dipendenti pubblici (vecchio Inpdap), negativo di 7.125 milioni di euro; gestione previdenziale dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, ecc.), negativo di 11.570 milioni di euro; altre gestioni previdenziali (fondi sostitutivi, integrativi e altre), negativo di 228 milioni di euro. Complessivamente, dunque, il saldo negativo (il deficit Inps) è di 20.896 milioni di euro.

La gestione separata (i parasubordinati), in controtendenza invece, ha registrato un saldo positivo di 8.679 milioni di euro, il che ha consentito all’Inps di chiudere i conti con una perdita contenuta a 12.217 milioni di euro.