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Parti sociali: finita l’era della concertazione inizia quella della contrattazione?

In Italia sembra che sia terminato il tempo della concertazione a tutti i costi. Questo vuol dire che i sindacati dovranno ripensare al loro compito, come spiega ANTONIO BONARDO

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“Ma se non ci riesce un’azienda italiana a districarsi nel sistema Italia, come facciamo noi che siamo stranieri? Per quale motivo dobbiamo investire?”. Questa frase esprime bene il sentiment sull’Italia degli investitori internazionali in attività economiche. Cui fa pendant quest’altra affermazione del capo degli industriali italiani, Giorgio Squinzi: “Se mi fanno aspettare altri quatto o cinque anni per realizzare il nuovo headquarter della Mapei, cederò alle lusinghe del Canton Ticino e lo farò in Svizzera”. Insomma, parafrasando il titolo di un famoso film dei fratelli Coen, l’Italia “non è un Paese per imprese” (purtroppo!). Di conseguenza non è un Paese che crea opportunità di lavoro, né benessere per chi ci vive. A differenza dei paesi, anche europei, che stanno facendo politiche business friendly, come la Gran Bretagna, che è riuscita a creare 1,5 milioni di posti di lavoro negli ultimi 4 anni. O come la Spagna, per citare un Paese Mediterraneo come noi, che grazie a riforme strutturali incisive, incluse quella sul lavoro, sta ripartendo a una velocità di crescita e di riassorbimento della disoccupazione decisamente superiore alla nostra.

Gli ostacoli presenti in Italia alla creazione e sviluppo delle imprese sono molteplici: l’eccessivo peso fiscale, l’invadenza pervasiva della burocrazia, la lentezza estrema della giustizia, le antiquate e pletoriche norme sul lavoro, l’alto costo dell’energia, il pesante ritardo infrastrutturale, la scarsa diffusione delle competenze in gestione aziendale, ecc. Dobbiamo assolutamente ribaltare questa diffusa cultura anti-impresa e trasformarla in una cultura pro-impresa: attrarre investimenti esteri in Italia è una priorità assoluta, sia perché porta opportunità di sviluppo, sia perché fa crescere le dimensioni medie delle aziende e di conseguenza le necessarie competenze manageriali. Questa è una grande sfida per le parti sociali, ora che la concertazione con la politica pare essere andata in soffitta.

Conosciamo com’è andata la vicenda: durante tutto l’anno scorso il precedente ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, invitò ripetutamente le parti sociali a individuare delle deroghe ai contratti esistenti, al fine di supportare il prevedibile incremento di lavoro temporaneo che l’Expo genererà. Mesi di incontri e trattative che non hanno prodotto nulla! Il nuovo Ministro Poletti, sostenuto da un Premier “disruptive” come Renzi, ha dapprima incontrato singolarmente tutte le parti sociali e poi ha autonomamente deciso il da farsi, con il Decreto Legge 34/2014, in cui ha liberato dall’obbligo di indicazione della causale giustificativa sia il contratto di somministrazione di lavoro tramite agenzia, sia quello a termine, introducendo inoltre alcune semplificazioni burocratiche in tema di apprendistato.