BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

PENSIONI E LAVORO/ Così Renzi "rottama" i giovani

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (Infophoto) Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (Infophoto)

Di fronte a questo bivio, il Governo pare avere intrapreso la prima strada, che è ovviamente quella con meno ostacoli, politicamente parlando. Il Jobs Act lascia infatti inalterato l’intero impianto del contratto a tempo indeterminato, cercando di agire con piccole iniezioni di flessibilità, soprattutto facendo leva sul contratto a tempo determinato come strumento per creare occupazione. In un Paese come il nostro, che conosce tassi di lavoro nero e disoccupazione, specie giovanile, tra i più alti d’Europa, in questo momento anche un provvedimento come questo può essere d’aiuto nel breve termine, ma ciò che manca è una strategia e una prospettiva di lungo termine, che porti a superare il dualismo così marcato nei meccanismi di tutela dei lavoratori.

Detto questo, deve però essere chiaro a tutti che il lavoro lo creano le imprese, non i contratti di lavoro. Una razionalizzazione contrattuale orientata ad avere una moderna flessibilità in entrata e in uscita dal mercato del lavoro che sia coerente con i tempi che sono cambiati è auspicabile, ma non può essere sufficiente a risolvere il problema di una disoccupazione giovanile che si è ormai drammaticamente stabilizzata oltre il 40%. È ovvio che entrano in gioco aspetti legati complessivamente alla ripresa economica, al rilancio dei consumi, alla produttività del lavoro e alla scarsa propensione alla tecnologia del nostro tessuto imprenditoriale, che rimane una delle problematiche che minano alla base la competitività delle nostre imprese.

Nonostante le dichiarazioni rivoluzionarie del Governo Renzi, quindi, alla prova dei fatti non è ancora riscontrabile un’apprezzabile differenza rispetto al passato e la tanto acclamata rottamazione fatica a mostrarsi nella concretezza di cui si avverte così tanto il bisogno, soprattutto su tematiche così delicate e importanti, che coinvolgono i giovani lavoratori e le ampie fasce di popolazione che faticano a trovare un’occupazione.

Di fatto la strategia comunicativa del Governo Renzi appare chiara, rapida e convincente, senza eguali tra i suoi predecessori, ma fortemente election-oriented. Peccato che per l’Italia e per i giovani italiani il tempo dei proclami sia esaurito e ci sia un disperato bisogno di fatti, di concretezze e di decisioni.

© Riproduzione Riservata.