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Lavoro

PENSIONI E LAVORO/ Così Renzi "rottama" i giovani

Con l’arrivo di Renzi al governo ci si aspettava l’adozione di provvedimenti con un impatto dirompente sulle fasce più giovani di cittadini. Il commento di SIMONE MORETTI

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (Infophoto)Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (Infophoto)

Mission Impossible”. Scardinare le logiche sedimentate in decenni di immobilismo, sovvertire i protocolli, cambiare le regole, scuotere le abitudini, rottamare la vecchia politica. Fin dall’inizio la proposta politica incarnata da Renzi reclamava questi aspetti, identificandoli come i principi risolutivi per uscire dall’impasse politica, sociale ed economica in cui il nostro Paese si è cacciato e dalla quale faticosamente tenta di uscire, senza particolare successo, peraltro.

La tanto attesa “rottamazione” doveva portare una ventata di novità. Ci si aspettava un impatto dirompente sulle fasce più giovani di cittadini, riportando sotto i riflettori tematiche riguardanti l’istruzione e la ricerca, una disoccupazione giovanile che ha raggiunto ormai cifre mortificanti, un riequilibrio generazionale del sistema previdenziale, la meritocrazia in campo politico e professionale, la precarietà, la competitività delle imprese, la valorizzazione dell’imprenditorialità giovanile, ecc. Nel frattempo i segnali di rottamazione sono stati quantomeno contrastanti: forti, decisi e rivoluzionari nei proclami, nei toni, nella comunicazione; più cauti, concilianti e diplomatici nei (pochi) fatti compiuti a oggi, seppur con precisi segnali di rottura, sempre più evidenti.

Chiariamolo: ciò che Renzi ha in animo di fare non è esattamente definibile come “un compito semplice”, ma è una vera e propria missione impossibile. Ha fondamentalmente contro di sé parte del suo stesso partito, oltre che il gigante arrugginito di un intero apparato burocratico, corporativista e statalista, che si è costruito e sedimentato negli anni, autoalimentato da privilegi, consuetudini, interessi, convinzioni, favori reciproci. Qualcosa di mastodontico per poter pensare che sia annientabile con dei semplici proclami o delle ottime strategie di comunicazione. Servono i fatti, tanti, scomodi, decisi e impattanti.

Cerchiamo di capire innanzitutto l’impatto delle politiche finora attuate o prospettate da questo Governo, concentrando l’attenzione su due aspetti che toccano da vicino gli interessi delle generazioni più giovani: l’equilibrio e la sostenibilità del sistema previdenziale, che oggi i giovani lavoratori contribuiscono a finanziare, e la lotta alla disoccupazione, con relative implicazioni in tema di riforma del mercato del lavoro.

La volontà di intervenire nuovamente sull’assetto del sistema previdenziale, correggendo alcuni aspetti della riforma Fornero, era chiara già dal Governo Letta ed è stata riaffermata negli ultimi giorni dal nuovo esecutivo. Auspichiamo che nelle prossime settimane la discussione entri nel merito, indicando con concretezza come intervenire, con che strumenti e specificando quali sono gli effetti attesi, in quanto le dichiarazioni pervenute in ordine sparso dal Governo sono state finora piuttosto vaghe.