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SPILLO/ La "tassa" da 233 milioni targata Inps e Inail

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Il sistema dei “buoni” (voucher). Il pagamento delle prestazioni accessorie avviene attraverso il meccanismo dei “buoni”, ossia voucher, il cui valore nominale è di 10 euro per un’ora di lavoro. Esistono buoni multiplo di 50 euro equivalente a cinque buoni non separabili e da 20 euro equivalente a due buoni non separabili. Il valore nominale (10, 20 o 50 euro) è comprensivo della contribuzione (13%) a favore della Gestione Separata Inps, di quella in favore dell’Inail per l’assicurazione infortuni (7%) e del compenso al concessionario (sempre Inps) per la gestione del servizio (5%). Perciò il valore netto del voucher di 10 euro nominali, cioè il netto intascato dal lavoratore, è pari a 7,50 euro: 1,3 euro vanno alla gestione separata Inps, 0,7 all’Inail e 0,5 euro all’Inps per il servizio di riscossione.

Una “tassa”, perché non dà diritto a prestazioni né a pensioni. Il contributo versato alla Gestione Separata Inps (oggi al 13%, ma è possibile aumentarlo con un decreto del ministero del Lavoro e c’è da giurare che, prima o poi, succederà!) può incidere solo sulla misura di un’eventuale pensione cui il lavoratore abbia diritto (evidentemente per via di un altro lavoro). Ciò in quanto è matematicamente impossibile che il periodo lavorato con i voucher possa essere considerato ai fini del requisito dell’anzianità contributiva, perché in tal caso entra in gioco il “minimale” di accredito contributivo (ne ho parlato su queste stesse pagine).

Tale “minimale” richiede che, affinché un lavoratore possa avere accreditato un anno di contributi (il 2014) utile per la pensione (cioè un anno da contare per raggiungere, ad esempio, i 20 anni di anzianità contributiva che serve per la pensione di vecchiaia), egli guadagni un compenso annuo (nel 2014) non inferiore a 15.540 euro. Va da sé che ciò è matematicamente impossibile, poiché un lavoratore occasionale non può in un anno solare (il 2014) guadagnare più di 6.740 euro di voucher; pertanto il diritto a un anno di contribuzione, in teoria, può essere raggiunto soltanto dopo aver lavorato per tre anni a pieno ritmo!

Accanto a questo, va ricordato inoltre che i contributi versati alla Gestione Separata tramite i voucher non sono utili - stavolta per previsione di legge - per nessuna indennità di maternità, di malattia, di assegni al nucleo familiare, ecc., e nemmeno per perfezionare i requisiti per l’Aspi o la mini-Aspi.

La tabella qui sotto, elaborata su dati diffusi dall’Inps il 15 aprile, mostra le cifre movimentate dal sistema dei voucher. Dall’anno 2008 al 2013 i buoni venduti sono stati 93.166.510 per un controvalore di 931.665.100 euro. Di questi sono andati in tasca ai lavoratori 670.798.872 euro soltanto (il 75%), mentre il restante importo di 232.916.275 euro (il 25%) se lo sono spartito Inps e Inail.

 

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