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Lavoro

PRIMO MAGGIO/ Tre storie per tornare a sperare nel lavoro

Domani il primo maggio sarà caratterizzato dal concerto di Roma. GIANCAMILLO PALMERINI ci parla di tre storie che meritano spazio in questa Festa del lavoro 2014

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“La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo”, così cantava nel 1985 il “Principe” della musica italiana Francesco De Gregori. Domani il Concertone del Primo Maggio si propone di raccontarci, con l’aiuto della musica, le “nostre storie”, quel fantastico mix di accordi e disaccordi che costituisco le nostre radici, la nostra memoria ma anche il nostro domani. Storie, insomma, che dovrebbero parlarci a 360 gradi di vita, di passione, di emozioni, di impegno, di politica, di amore, di solidarietà, di pace, di fratellanza, di sostegno, di studio, di gioventù e, ovviamente, di lavoro.

E proprio l’attualità ci offre almeno tre storie che, per quanto molto diverse, probabilmente potrebbero e dovrebbero trovare il loro posto in questo primo maggio. La prima ci porta in Toscana, più precisamente a Piombino, dove la Lucchini ha avviato il processo di spegnimento dell’altoforno mettendo a rischio 2500 posti di lavoro e il relativo indotto. C’è da sperare che questa, tuttavia, non sia la fine di un sistema produttivo, economico e sociale, ma la sua rinascita anche attraverso un percorso di profonda riqualificazione di un polo della siderurgia che nel passato è stato strategico per il nostro Paese e può tornare a esserlo.

Il secondo racconto ci porta a Roma. Qui, nei prossimi giorni, il Parlamento dovrà convertire in legge il decreto 34/2014 e avviare la discussione per la definizione di un più articolato piano per il lavoro (il cosiddetto Jobs Act). La politica, insomma, è chiamata a porre il primo mattone di un ambizioso progetto di riforma per il Paese che passa, necessariamente, da un ripensamento delle regole del gioco nel mercato del lavoro. C’è da sperare che questo venga fatto senza riproporre oggi, nel 2014, vecchi veti e pregiudizi figli di un sentire collettivo ormai superato dalla realtà globale in cui viviamo.

Questo ideale viaggio si conclude, quindi, a Bruxelles, o per meglio dire in ognuna delle milioni delle comunità dei 28 stati membri. Anche questa storia, come le altre, non ha ancora un finale scritto, ma sicuramente vuole lanciarci un messaggio di speranza e non possiamo che augurarci l’happy ending.