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Lavoro

È giunto il momento della flexicurity

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La direttiva 1999/70/CE pone al Legislatore nazionale specifici limiti all’utilizzo del contratto a tempo determinato “per prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti” e, a questo scopo, consiglia di introdurre un quadro normativo specifico, inserendo una o più misure quali l’indicazione di ragioni obiettive per giustificare il rinnovo dei suddetti contratti, la durata massima totale dei contratti a termine e, da ultimo, il numero massimo dei rinnovi.

La seconda normativa (2008/104/CE), al contrario, promuove il lavoro in somministrazione imponendo agli Stati membri il riesame delle eventuali restrizioni o divieti imposti al lavoro tramite Agenzia indicando di tenere in vita solo quelli che hanno ragion d’essere nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Tant’è vero che, da parecchio tempo, l’ordinamento europeo riconosce il ruolo fondamentale del lavoro “tramite Agenzia interinale” proprio nel dare corpo al concetto di flexicurity, fissato quale pilastro dello sviluppo nella Strategia di Lisbona del 2000.

Il nostro Paese sarà finalmente capace di valorizzare la somministrazione come strumento fondamentale per la gestione delle esigenze di flessibilità degli organici legati all’andamento del mercato, anziché affidarla impropriamente a strumenti contrattuali pensati per altre finalità? 

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