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IL CASO/ Donne e lavoro, la Lombardia “cancella” l’allarme di Huffington (e Lagarde)

Arianna Huffington ha lanciato un allarme riguardante le donne e il mercato del lavoro. Pochi giorni dopo Christine Lagarde ha “ammonito” l’Italia. Il commento di PAOLA LIBERACE

Christine Lagarde (Infophoto) Christine Lagarde (Infophoto)

Non si può certo dire che ci manchino i buoni consigli. L’ultimo viene da Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, che bacchetta l’Italia per il mancato incoraggiamento alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Oltre agli incentivi fiscali, nell’intervista a Il Corriere della Sera di ieri Lagarde cita come esempio di intervento virtuoso anche la creazione di lavori part-time, sul modello olandese. Un esempio che va d’accordo con la tesi di Arianna Huffington, che nel suo articolo su Repubblica aveva qualche giorno prima lanciato un allarme: bisogna lavorare meno, non tanto e non solo per lavorare tutti (donne comprese), ma soprattutto perché l’organizzazione del lavoro efficientista e pervasiva sta mostrando la corda.

Forse però consigli come questi ce li siamo già dati, da soli. A parlare di un modello di lavoro che, ancorché di successo, “non funziona per le donne, e in realtà nemmeno per gli uomini”, erano già state le femministe storiche della Libreria delle Donne di Milano, che qualche anno fa pubblicarono il manifesto “Immagina che il lavoro”, con l’obiettivo di chiamare tutti a una pubblica discussione sull’argomento.

Alcune delle parole di Huffington riecheggiano quasi testualmente il Manifesto: ad esempio, quando scrive “Il concetto di successo che va per la maggiore adesso - in base al quale lavorare fino all’esaurimento e al logoramento psicofisico si considera un titolo di merito -, e che ci porta all’annientamento, se non addirittura alla tomba, è stato introdotto dagli uomini, in una cultura dominata dagli uomini. Però è un modello di successo che non funziona per le donne, e in realtà nemmeno per gli uomini”; laddove le femministe della Libreria delle Donne dicono: “Il lavoro è plasmato sugli uomini, quelli di una volta: suppone una centralità nella giornata e nella vita che può realizzarsi solo se tutta la cura di sé e degli altri viene delegata a qualcun altro, alle donne, quelle di un volta”.

O ancora, Huffington scrive: “Se vogliano ridefinire il significato di successo, se vogliamo adottare una terza metrica che va al di là del denaro e del potere, dovranno essere le donne a segnare la via, e gli uomini, liberati dall’idea che l’unica strada per il successo sia prendere l’autostrada dell’infarto verso la città dello stress, ci seguiranno riconoscenti sia al lavoro, sia a casa”; dove il Manifesto recita: “Noi donne, più degli uomini, siamo coscienti che non esiste alcuna divisione tra vita e lavoro; ciò che ci rende felici nella vita, ci rende felici nel lavoro, e viceversa. Per questo sta a noi condurre la battaglia, oggi nuovamente necessaria, per cambiare le regole del mondo del lavoro e migliorare la qualità della vita di tutti”.