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Lavoro

JOBS ACT/ Due "grane" per i contratti di Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

L’Ue prevede che le tipologie contrattuali stabili e flessibili vengano combinate con un sistema di servizi per il lavoro e politiche attive che garantiscano l’occupabilità e l’occupazione dei lavoratori.
Il primo problema riguarda l’insostenibilità dei contratti privi di tutele quali le collaborazioni a progetto e le partite Iva con un unico cliente. Con la presenza di una flessibilità in entrata così ampia (36 mesi e 8 proroghe per il primo contratto e 20% di contratti flessibili) il fenomeno dei contratti privi di tutele (parità di trattamento salariale e welfare) dovrebbe essere rifiutato dalle imprese. Gli accordi tra le parti sociali possono ulteriormente incrementare perfezionare e combinare le necessità di flessibilità con le tutele. La necessità di sostenere servizi alla ricollocazione offerti a tutti i lavoratori che concludono il contratto a termine suggerisce di adottare un modello (già sperimentato in Francia) che preveda un costo maggiore dell’assicurazione contro la disoccupazione per contratti con durata inferiore a 4/6 mesi.

Il secondo problema riguarda l’assenza di qualificati e omogenei servizi di politica attiva del lavoro presenti in tutto il territorio nazionale che dovrebbero sostenere il reimpiego dei lavoratori con contratto a tempo determinato che terminano il lavoro. Infatti, sono ancora poche le regioni che hanno attivato i sistemi di accreditamento per i servizi al lavoro e ancora incerta l’azione delle politiche attive a favore della ricollocazione dei lavoratori. La situazione paradossale che può accadere a un giovane lavoratore che ha appena concluso il contratto di lavoro, quindi
disoccupato, è di non poter esercitare il diritto a un servizio di ricollocazione in quanto nella propria regione tale servizio è finalizzato alle pratiche amministrative e nelle regioni limitrofe è presente con servizi finalizzati alla ricollocazione.

La debolezza delle attuali politiche attive per il lavoro è caratterizzata principalmente dal fatto che non partono dal risultato che si vuole raggiungere. Il risultato non può essere che un inserimento al lavoro (almeno 6 mesi): attraverso questo percorso il lavoratore riprende un contatto professionale con un’azienda. A partire da una logica di risultato anche il rimborso sulle attività svolte (orientamento, patto di servizio, bilancio delle competenze, accompagnamento al lavoro, formazione) potrà essere distribuito con una parte “a processo” e una a “risultato” in funzione al periodo di occupazione.

Le due insidie presentate rischiano di limitare fortemente il potenziale della prima riforma del lavoro del governo di Matteo Renzi. Alla prima dovranno rispondere le imprese incrementando le assunzioni con i contratti a tempo determinato eliminando le collaborazioni a progetto e false partite Iva. Per la seconda i fattori in gioco sono almeno due.