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JOBS ACT/ Il costo che "frena" la riforma di Renzi

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L’Italia potrà ripartire ed essere attrattiva nei confronti delle aziende solo se, oltre alle misure contenute nel cosiddetto Jobs Act, si introdurrà un politica di riduzione del costo del lavoro costante e progressiva per lavoratori e aziende, non limitandosi a provvedimenti temporanei che non danno alcun effetto benefico se non nell’immediato. La riduzione del cosiddetto cuneo fiscale su cui il Governo Renzi sta lavorando (ossia il differenziale tra ciò che il lavoratore percepisce al netto in busta paga e ciò che il datore di lavoro paga in termini di tasse e contributi) è un passaggio più che importante se si vuole rendere l’Italia “più conveniente” e al tempo stesso più competitiva.

Non solo. Questo passaggio dovrà essere attuato anche a livello europeo allo scopo di uniformare il cuneo fiscale evitando così fenomeni di “dumping” tra i vari paesi. In una parola, il lavoro non si crea per legge o decreto, ma soprattutto puntando sulla crescita dell’economia che si fonda su una maggiore capacità di spesa di ogni singolo lavoratore, che può essere garantita sia attraverso salari legati alla maggiore produttività, sia attraverso la cosiddetta “leva fiscale”, riducendone il costo del lavoro.

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