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PRIMO MAGGIO/ Bonanni: Italia rovinata dalle rendite, ma Renzi fa il furbo

Raffaele Bonanni (Infophoto) Raffaele Bonanni (Infophoto)

Succede che si susseguono governi che rifanno tutti la stessa operazione mediatica: promettono di far crescere l’occupazione intervenendo sulle regole del lavoro, perché la riforma del governo precedente non è buona. Così facendo l’occupazione non cresce e, inoltre, la situazione peggiora soltanto: l’elemento delle regole ha un’incidenza relativa, scavalca peraltro le parti sociali che della regolazione dovrebbero essere protagoniste, essendo la condizione che le riguarda. La politica, si sa, è impregnata di ideologia e dalla voglia di dimostrare l’indimostrabile. Spero che questa storia finisca, è diventato un gioco molto pericoloso, perché si passa il tempo ad affrontare questioni totalmente futili e non i nodi strutturali dell’economia.

 

A proposito del rapporto governo-parti sociali, questo esecutivo sembra segnare un’inversione di rotta in merito a scelte che prima vedevano la parti quanto meno ascoltate. Si parla della fine dell’epoca della concertazione. Lei cosa ne pensa?

La concertazione, nell’accezione italiana, non si pratica da diverso tempo, non è certamente quello che si è visto negli ultimi anni. Io stesso non sono interessato alla concertazione che oramai la stragrande maggioranza delle persone intende, cioè la concertazione come momento di incontro con le parti sociali in cui o queste annuiscono o fanno opposizione per denigrare le politiche del governo. Questa non è la concertazione, questa è una falsa interpretazione della concertazione. La concertazione è una pratica che mette insieme le volontà di tutti, che pur di risolvere un problema rinunciano a qualcosa per il bene comune.

 

Quali sono i motivi per cui questo non avviene?

Troppi governi hanno voluto fare da sè, si sono ritenuti autosufficienti e alcune parti sociali ritengono di partecipare alla discussione solo per fare politica, o per denigrare, o per cavalcare protagonismi. La concertazione è un’altra cosa, non mi pare che nel corso dell’ultimo ventennio ci sia stata concertazione. Questa - decidendo cosa fare e perché - è silente, trova accordi, è un qualcosa che risolve problemi e definisce modalità di intervento. I media hanno contribuito molto a distorcerne il significato pur di coprire le manchevolezze e le responsabilità dei governi, ma anche di alcune parti sociali che non hanno mai voluto prendersi le loro responsabilità, animate come sono dal corporativismo e dall’ideologia, o da intenzioni di carattere politico.

 

Come le sembrano i rapporti con il governo Renzi?

A parte che non ho mai parlato con tanti ministri come ultimamente, ma Renzi ripete che lui non concerta. In realtà, fa il furbo, pur di coprire i guai e i litigi che ha in casa sua, con la Cgil in particolare: siccome non può litigare solo con la Cgil, perché il suo popolo si ribellerebbe, allora fa finta, porta avanti una politica di contrarietà a tutte le parti sociali. Così non esce la solita storia di alcune parti sociali disponibili ad agire responsabilmente e altre no. Renzi fa il furbo, come del resto hanno fatto i furbi anche gli altri governi che si sono succeduti.

 

Lei cosa auspicherebbe?