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Lavoro

DECRETO LAVORO/ Ecco come cambia il dl Poletti. Presentanti 8 emendamenti al Senato

La mediazione all’interno della maggioranza di governo ha partorito 8 emendamenti che al Senato andranno a modificare il testo base del decreto lavoro uscito dalla Camera.

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La mediazione all’interno della maggioranza di governo ha partorito 8 emendamenti che al Senato andranno a modificare il testo base del decreto lavoro uscito dalla Camera. Queste le parole di Luigi Bobba, onorevole del Partito Democratico e sottosegretario al Lavoro: "Il nostro intendimento, nel presentare gli 8 emendamenti al dl Lavoro, si è mosso nel senso di tre direzioni precise: semplificare la vita alle aziende, cercare che i contratti a tempo determinato abbiano una vita più lunga, spiazzare forme senza assicurazioni sociali, come le partite Iva i Co.Co.Co e così via". L’esponente dem aggiunto come le modifiche al dl "partono dalla riscrittura del preambolo, con il compito di attribuire al decreto funzione di raccordo con il disegno di legge delega, ricordando che tutti i provvedimenti in esso contenuti hanno come obiettivo il contratto a tempo indeterminato a protezione crescente che sarà esaminato nella delega". Gli aggiustamenti più significativi sono inerenti alla trasformazione in sanzione amministrativa dell'obbligo di assumere i tempi determinati in azienda oltre la soglia del 20% (rimangono esclusi dal vincolo gli enti di ricerca). In più ecco una maggiore flessibilità per gli apprendistati, che possono essere usati anche per gli stagionali. Cerchiamo di fare ordine.

L’esecutivo si impegna a modificarela sanzione prevista per le aziende che, come già anticipato, nonrispettano il tetto del 20% per il numero dei contratti a tempo determinato. In sostanza, la sanzione prevista non si concretizzerebbe più nell’obbligo dell'assunzione a tempo indeterminato, bensì diventa amministrativa: multa pari al 20% dello stipendio del 21esimo contratto a tempo determinato per tutta la sua durata (che aumenta fino al 50% per gli ulteriori contratti successivi al 21esimo). C’è però l’eccezione. La novità circa il limite del 20% non interessa gli istituti pubblici e privati che operano nella campo. Come loro, son esenti anche le aziende che contano meno di 5 dipendenti.

Per quanto concerne invece il nodo degli apprendisti, viene stabilito che il 20% di loro gode del diritto di essere stabilizzato se lavoro in un’azienda con più di 50 dipendenti

Inerente sempre all’apprendistato, l’aggiustamento dell’esecutivo prevede la possibilità del suo utilizzo – a tempo determinato – per le attività stagionali. in questo caso le Regioni hanno il dovere di delineare un sistema di alternanza scuola-lavoro, garantendone la nei contratti di lavoro collettivi.

Uno degli 8 emendamenti messi neri su bianco è dedicato alla formazione. Anche qui le Regioni giocano un ruolo da protagonista: queste dovranno indicare le sedi e il calendario, avvalendosi delle imprese e delle loro associazioni che si siano dichiarate disponibili. In più, specifica ancora Bobba, "sarà responsabilità della Regione comunicare entro 45 giorni le modalità di svolgimento".

Infine, un’ulteriore modifica è prevista per lariformulazione del regime transitorio per i contratti a termine; nel periodo fino al 31 dicembre, in aggiunta alla norma nazionale del 20% varranno anche le regole già scritte nei contratti vigenti. Ciò vuol dire che le imprese devono adeguarsi al tetto del 20%, a meno che il contratto collettivo applicabile nell'azienda disponga un limite-percentuale o un termine più favorevole. 

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