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Lavoro

SPILLO/ Il Jobs Act delle imprese che può migliorare il lavoro in Italia

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In questo senso, il datore di lavoro potrebbe ridurre la prestazione lavorativa passando da full-time in part-time (orizzontale, verticale o misto) ovvero aumentare la richiesta di prestazioni lavorative nei limiti previsti dalla legge 66/03. Al datore di lavoro, poi, sarebbe consentito modificare le mansioni del lavoratore. Tali modifiche potrebbero avvenire anche in deroga all’art. 2103 c.c. e solo per periodi di tempo limitati. Sempre seguendo l’ordine di idee di Confindustria, sarebbe senz’altro utile al mondo delle imprese poter utilizzare manodopera extracomunitaria specializzata in maniera flessibile e sburocratizzata.

Quale strumento alternativo e parallelo alle normali procedure di ingresso nel territorio dello Stato di manodopera specializzata e altamente qualificata, infatti, si potrebbe pensare alla costituzione di un albo nel quale saranno iscritti specifici enti (tra cui ad esempio anche le Agenzie per il lavoro autorizzate dal ministero del Lavoro ovvero anche Enti accreditati dalle Regioni), quali garanti per l’ingresso e la successiva collocazione dei lavoratori extracomunitari presso proprie aziende private o enti anche pubblici. L’ente accreditato si fa da garante, in altri termini, dell’ingresso e della successiva ricerca e collocazione dei lavoratori extracomunitari. Tutto ciò al fine di una migliore governabilità del flusso di extracomunitari, una risposta immediata agli imprenditori che cercano specifici profili professionali oltre a una semplificazione amministrativa e risparmio di oneri a carico dello Stato.

Da ultimo, potrebbe essere opportuno ripensare al cosiddetto patto generazionale il cui utilizzo potrebbe consentire nuovi spazi e aperture per i giovani nel mondo del lavoro. È indispensabile, quindi, che il Governo pensi a una riforma del mondo del lavoro complessiva che elimini le rigidità esistenti e riveda, nel complesso, anche il sistema degli ammortizzatori sociali. Su quest’ultimo punto l’esecutivo ha dimostrato aperture. Vedremo se dalle promesse si passerà ai fatti. A oggi tale riforma non pare più differibile. È necessario, infatti, rivedere l’attuale sistema di sostegno del reddito così come le politiche sulla formazione continua dei lavoratori in modo da consentire, “flessibilmente”, il passaggio da un lavoro a un altro. In questo modo si genera un meccanismo che aumenta le possibilità di occupazione, incrementandola. Proprio come avviene negli altri paesi europei.

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