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SPILLO/ Lavoro, il "fallimento" di Jobs Act e Garanzia giovani

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La mancanza di questo sistema virtuoso di politiche attive e di welfare capaci di sostenere la flessibilità introdotta (inizialmente dalla legge Treu) è ciò che ha reso sempre più precaria e marginale la condizione giovanile. Intendiamoci, non sono solo i giovani a essere precari, ma è chiaro che il fenomeno della precarizzazione del lavoro ha colpito soprattutto i più deboli, le nuove generazioni. I numeri della disoccupazione e dell’inattività sono noti: oltre il 42% di giovani 15-24 anni è disoccupato (parliamo di circa 700.000 giovani), ma sopratutto sono 2,2 milioni i cosiddetti Neet (Not in education, employment or training) nella fascia 15-29 anni: sarebbero infatti oltre i 2 milioni i giovani che non sono iscritti né a scuola, né all’università, né lavorano e nemmeno seguono corsi di formazione o di aggiornamento professionale (più del 20% della popolazione nazionale di riferimento, quindi 1 su 5!). Secondo uno studio Eurofound, gli inattivi italiani costano allo Stato 26 miliardi (corrispondente a quota di Pil non prodotta): in poche parole, l’esercito inoperoso dei Neet italiani ipoteca, oltre al proprio futuro, circa 26 miliardi di euro all’anno, pari al 1,7% del Pil, al netto delle mancate tasse, dei costi indiretti in termini di salute e criminalità, oltre che di perdita di competitività sociale.

È chiaro che ci vuole poco per ritrovarsi da “occupati oggi” a “disoccupati domani”, vuoi perché il contratto scade e non viene rinnovato, vuoi perché l’azienda chiude o si ristruttura... nei mercati che funzionano non è che non ci sia disoccupazione, ma questa è “di qualità”, si traduce in mobilità. Si tratta di lavoratori che nel mercato si muovono, si ricollocano. In Italia il rischio di non ritrovare il lavoro quando lo si perde è alto. E dalla disoccupazione di lunga durata alla rassegnazione il passo è breve; i livelli della nostra inattività ci rendono una vera anomalia dell’Europa e dell’intera area Ocse.

Ma, ora, la Garanzia Giovani (o Garanzia Europea) saprà intervenire su questa piaga sociale? Intanto le regioni, a parte la Lombardia, il Piemonte, il Lazio, la Puglia e la Toscana, non sono pronte rispetto alla scadenza del 1 maggio. Molte - ma guarda un po’ - sono indietro… Facendo tuttavia un esempio concreto, in Lombardia, dove saranno disponibili 89 milioni di euro per i giovani dai 15 ai 29 anni, ci sono un milione e mezzo di giovani in questa fascia d’età, di cui circa 260.000 Neet, e il flusso di studenti in uscita dai percorsi formativi è di 70.000 persone all’anno. A loro il piano Garanzia Giovani offre un’opportunità di inserimento lavorativo. Per questo Regione Lombardia ha istituito un apposito sito internet tramite il quale possono aderire al progetto.

Ammesso e non concesso che per quel che riguarda i giovani disoccupati (il disoccupato è comunque in cerca di lavoro) e i giovani in uscita dai percorsi formativi la cosa possa funzionare (dipende poi come si gestiscono presa in carico e matching), rimangono forti dubbi sul fatto che questo sistema sia efficace per i Neet. Il rassegnato non è interessato al lavoro, non fa nulla... il problema del rassegnato è la sua rassegnazione, non se c’è o non c’è lavoro. Quindi, sul dramma più grande, difficilmente la Garanzia Giovani farà qualcosa.