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SPILLO/ Lavoro, il "fallimento" di Jobs Act e Garanzia giovani

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Auguriamoci che quantomeno la Garanzia Europea sia l’occasione per l’Italia di includere maggiormente i giovani nel suo mercato, anche perché i mercati più in salute in Europa sono quelli dove i giovani sono i più inclusi: in quanto portatori di innovazione, le economie sane fanno di tutto per valorizzare i giovani, proprio perché lo sviluppo “passa” attraverso il loro lavoro, la loro conoscenza (soprattutto tecnologica) e la loro dinamicità. La condizione di esilio dei giovani italiani è proprio espressione del familismo (suicida) tipico del nostro Paese, che costringe molti dei nostri giovani cervelli ad andare altrove in cerca di fortuna: conservano a questo proposito molto interesse le analisi di S. Avveduto e M.C. Brandi che, utilizzando dati Istat relativi alla cancellazione dall’anagrafe dei laureati in Italia, hanno evidenziato come ogni anno l’Italia perda circa 3.000 laureati che emigrano in cerca di lavoro. Dati dell’Ue indicano che circa 34mila laureati, cioè un terzo di tutti i laureati espatriati, sono impiegati in attività di Ricerca e Sviluppo! Secondo l’Ue, sono oltre 100.000 i laureati che hanno deciso di lasciare l’Italia e sono diventati ricchi senza smantellare “un tessuto sociale in cui l’accesso al lavoro dipende dai contatti familiari, dalle affiliazioni politiche e dalle raccomandazioni” (l’Economist, che ha scritto del caso italiano, per direraccomandazioni usa proprio il vocabolo italiano). Il 45% si è trasferito in Nord America e il 40% è rimasto in Europa. Secondo l’Ocse sarebbero 300.000.

Ora: se c’è la “fuga dei cervelli”, significa che i cervelli ci sono e che qualcuno li forma. L’università italiana non è, quindi, tutta da buttare, e ciò è evidente se ci sono 34mila laureati italiani che lavorano in Europa nel settore della R&S. Ma li abbiamo costretti all’esilio. Non è che forse, prima di pensare che la Garanzia Europea possa aiutarci a trattenerli, si tratta di capire che il giovane va valorizzato e non va marginalizzato? Le aziende lo sanno che hanno bisogno di giovani per crescere? Qualche dubbio rimane, fino a ieri si parlava dei bamboccioni...

 

In collaborazione con www.think-in.it

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