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CONFINDUSTRIA/ Squinzi: non è questo il Paese che vogliamo

Pur riconoscendo interessanti segnali di cambiamento, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi avverte che quella di adesso non è l'Italia che vuole, ecco cosa ha detto

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Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi è intervenuto oggi all'assemblea annuale degli industriali. Nel suo discorso ha preso spunto dal risultato elettorale e al proposito ha commentato come la vittoria di Renzi e del Pd sia la testimonianza della voglia di cambiamento degli italiani. Adesso, ha aggiunto, è arrivato il momento di costruire una Italia nuova, superare le vecchie logiche, non avere paura del nuovo. Da questa crisi, ha detto ancora, si esce solo decidendo ciò che negli ultimi due decenni non si è avuto il coraggio di fare. Squinzi ha riconosciuto "vivaci segnali di cambiamento" in atto, ma le riforme istituzionali adesso devono partire per davvero. La prima occasione, ha poi detto, è il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea: "E'"l'occasione per ridurre gli eccessi di una austerità applicata in modo asimmetrico e per iniziare un processo di avvicinamento tra istituzioni e cittadini di Europa". Squinzi chiede poi decise riforme rapide al governo, per creare lavoro, reddito, coesione sociale esprimendo la preoccupazione che tutto questo nell'anno incorso non ci sarà: "Non è questa l'Italia che vogliamo: fino alla prima decade di settembre si lavora per pagare le tasse e il  cuneo fiscale sul lavoro è al 53%, secondo solo al Belgio, 10 punti sopra la media Ue e 17 su quella Ocse". Ha poi attaccato la burocrazia e ha chiesto ai sindacati di non chiudersi conservativamente: mi aspetto uno sforzo di innovazione, ha detto.

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