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La delega è un'occasione unica per far sparire la cattiva flessibilità

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Più in generale, occorrerà approfittare di questa occasione che abbiamo davanti a noi nei prossimi mesi per riscrivere il contratto di somministrazione, magari redigendo un Testo Unico, in modo da separarlo definitivamente dal contratto a termine, così come ha fatto l’Europa.

Quando nel 2001 venne scritta la norma sul contratto a termine e nel 2003 quella della somministrazione, a livello comunitario esisteva solo la direttiva europea 1999/70, che indirizzava gli stati membri a normare in senso limitativo il contratto a termine, quello stipulato direttamente tra impresa e lavoratore, per evitarne le reiterazioni abusive, di modo che questa forma contrattuale non diventasse sostitutiva della forma prevalente di assunzione dei lavoratori dipendenti, costituita dal contratto a tempo indeterminato. Questo è il motivo per cui in Italia, dal punto di vista normativo, il contratto di somministrazione a tempo determinato e il contratto a termine sono così intrecciati, generando talora problemi interpretativi.

Ora, con la delega, laddove si prevede il riordino delle forme contrattuali, occorre adeguare definitivamente la nostra legislazione sul lavoro alle fonti normative di derivazione comunitaria, che nel frattempo si sono arricchite della direttiva europea specifica sul lavoro somministrato tramite agenzia, la numero 2008/104 appunto, di cui abbiamo già detto.

In tal modo, sempre proseguendo nel solco innovatore a suo tempo tracciato dalla Riforma Fornero, si potranno ulteriormente restringere le norme sulle collaborazioni coordinate e continuative, i contratti a progetto, le associazioni in partecipazione e le finte partite iva, riportando nell’alveo del lavoro dipendente e tutelato proprio della somministrazione tramite agenzia tutto ciò che ancora oggi vi sfugge, mascherato da falso lavoro autonomo, da lavoro fintamente appaltato a cooperative spurie (specialmente nel settore logistico) e da lavoro nero. 

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