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SPILLO/ Se Confindustria si dimentica una "fetta" di lavoro

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Dall’insieme delle proposte sul mercato del lavoro esce un quadro certamente nuovo rispetto alle altre piattaforme confindustriali. Pare però fermarsi un po’ prima dei traguardi che la delega governativa indica come obiettivi della riforma. La necessità di arrivare a strumenti universali di sostegno al reddito in fase di disoccupazione in cambio di un percorso di riqualificazione individuale finalizzata a nuove occasioni lavorative richiede più coraggio nell’individuare le risorse disponibili. Oltre al mutamento dei servizi offerti a lavoratori e disoccupati con una rete pubblica e privata che sia orientata e valutata costantemente per poter pagare servizi utili e a risultato.

La riflessione aperta anche sulla necessità di innovare l’ambito della contrattazione, sostenendo un maggior decentramento territoriale e aziendale dei contratti, premiando la produttività, appare come attendere da altri delle proposte per divenire un’ipotesi compiuta. Giustamente il documento richiama la necessità di rivedere i contratti non solo per l’introduzione del contratto a tutele progressive crescenti nel tempo, ma rimodulando tutti i contratti per favorire un sistema di flexicurity.

Ciò però non è estraneo alla volontà di innovare la contrattazione che oggi è ancora bloccata e ruota intorno al contratto nazionale. Dare più flessibilità in entrata e in uscita, se presente un sistema di tutele per tutti, va bene, ma bisogna occuparsi anche di tutti quei contratti di flessibilità che servono ad “aggirare” rigidità di mansionari e corporativismi aziendali che possono trovare nella contrattazione territoriale e aziendale nuove formule di scambio fra flessibilità, tutele e nuovo welfare aziendale e/o territoriale.

La stessa proposta di salario minimo per legge se slegato dalle scelte contrattuali rischia di essere, come il riproporre l’articolo 18, un tema che cerca di nascondere la sostanza. Dove i contratti funzionano il salario minimo esiste già. Il tema riguarda piuttosto una larga parte del lavoro, anche di servizi essenziali alla produzione industriale, dove non vi sono tutele, né contratti, né ammortizzatori. Una proposta complessiva non può dimenticarsi una fetta sempre più importante del lavoro così come è oggi.

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