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Lavoro

SPILLO/ Se Confindustria si dimentica una "fetta" di lavoro

Confindustria ha presentato un documento che cerca di toccare tutti i temi principali del mercato del lavoro, con delle proposte di interventi. Il commento di MASSIMO FERLINI

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Con un documento che cerca di toccare tutti i temi principali del mercato del lavoro, Confindustria, che ieri ha tenuto la sua assemblea annuale, ha dato un proprio contributo alla discussione in corso e all’elaborazione del Jobs act dei prossimi mesi. La premessa è attenta ai problemi di fondo del sistema economico nazionale. Occorre rilanciare competitività e investimenti e vanno sostenuti contratti e provvedimenti finalizzati al recupero di produttività. Il costo del lavoro per unità di prodotto del nostro Paese non è competitivo, richiede investimenti, innovazione e diminuzione del costo del lavoro. Per quanto riguarda il mercato del lavoro si sottolinea la segmentazione fra insiders e outsiders che lo caratterizza.

È per rispondere a questi punti che si propone di innovare profondamente le politiche di sostegno al lavoro visto che le politiche attive sono scarse e incoerenti sul territorio a fronte di politiche passive eccessive ma altrettanto incoerenti e che quindi non assicurano servizi universali per i disoccupati. Il documento avanza proposte su tutti i temi ritenuti rilevanti al fine di ottenere un mercato del lavoro più efficiente. La parte più “nuova” riguarda i servizi al lavoro finalizzati ad assicurare una rete di servizi universali per tutti coloro che cercano una nuova collocazione lavorativa. La proposta ruota attorno alla necessità che il coordinamento delle politiche per il lavoro, l’istruzione e la formazione trovino sul territorio un reale coordinamento e che i fondi per le politiche attive e passive siano gestiti assieme.

Non si accenna a un’unica Agenzia nazionale per il lavoro, ma si propone esplicitamente un modello di collaborazione fra agenzie pubbliche e private per fornire servizi pagati a risultato e finalizzati alla ricollocazione delle persone disoccupate. Da questo punto di vista la procedura proposta fin dall’avvio della Garanzia giovani, se fosse stata unica sul territorio nazionale, avrebbe permesso di fare decollare servizi al lavoro innovativi e applicabili subito anche ad altre categorie di lavoratori in difficoltà (cassaintegrati e in mobilità).

Due proposte operative riguardano la necessità di rendere cogente la partecipazione alle politiche attive di chi fruisce delle risorse di sostegno al reddito (Cig o Aspi, unici due ammortizzatori che dovrebbero essere offerti con il nuovo sistema a regime) e di indirizzare le risorse dello 0,30% dei fondi interprofessionali per contratti di ricollocazione.