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RIFORMA PA/ Le quattro mosse per "cambiare" i dirigenti pubblici

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Un altro punto fondamentale è l’ascolto del “cittadino/cliente”. Le problematiche non potranno essere gestite con una ”alzata di spalle” o con il rimando all’impossibilità di superare i vincoli burocratici, ma il primo obiettivo sarà proprio di trovare soluzioni fattive. Non si tratta di un’opzione, ma di un dovere professionale e civico del dirigente pubblico. Altri due punti irrinunciabili per una nuova dirigenza saranno l’attitudine alla mobilità geografica, funzionale, internazionale e a occuparsi di nuovi progetti e missioni. Infine, dovrà essere ben presente ai nuovi dirigenti la consapevolezza di non avere un posto di lavoro “per la vita”, ma di dotarsi di una professionalità spendibile sul mercato sia pubblico che privato.

Come fare allora per essere all’altezza di queste sfide professionali? Uno dei “capitoli” più importanti è la scelta dei collaboratori. Questa dovrà basarsi sull’attrazione dei talenti migliori, sulla capacità di delega e sullo sviluppo della proattività. L’azione del manager e la scelta dei collaboratori dovranno basarsi sull’eccellenza e sul merito. Una radicale innovazione rispetto alla cultura attuale del “meno peggio” e della correttezza formale degli atti.

Un altro “capitolo” fondamentale è la formazione continua. I dati suggeriscono che i manager pubblici attualmente smettono di studiare dopo aver vinto il primo concorso pubblico. In un contesto in continuo cambiamento questo è inaccettabile. La formazione continua si alimenta non solo da corsi o formazione più o meno certificati, ma dalla partecipazione a network professionali pubblico/privati e dall’aggiornamento tramite la valutazione e i tentativi di introduzione delle best practices italiane e internazionali.

Il contesto professionale e sociale fornisce continui elementi per capire il proprio posizionamento e feedback continui sulla propria managerialità e sull’adeguatezza del proprio lavoro e della propria organizzazione (utilizziamo ancora le marche da bollo, il fax o parliamo di ufficio economato…). Rifugiarsi nell’autoreferenzialità, nella pretesa superiorità o in un rifiuto del contatto sono le vie più brevi per la cattiva performance e per l’insuccesso lavorativo.

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COMMENTI
31/05/2014 - Ovvero il metodo Tatò. (Corrado Rizzi)

Che è esattamente quello ma: Le selezioni dovranno superare l’ormai obsoleto sistema dei concorsi pubblici basati su nozionismo per arrivare a forme moderne di procedure a evidenza pubblica che valutino le competenze e le esperienze sostanziali utili a ricoprire il ruolo. Questa è la solita manfrina per mascherare la responsabilità del politico di fronte all'operatività. Esiste solo un metodo che sia efficace ed efficiente allo stesso tempo: il politico deve scegliere sotto la sua completa e totale responsabilità quanti, quali e con quale stipendio, dirigenti vuole per quello che è chiamato a fare e lo deve rendere di dominio pubblico subito dopo la sua elezione. Solo così il popolo potrà decidere il miglior amministratore.

RISPOSTA:

Gentile dott. Rizzi, mi occupo di selezione, tematiche hr e organizzazione da circa 10 anni. non intendo dire che i concorsi pubblici devono essere sostituiti con la totale discrezionalità, come sembra proporre lei, ma con delle procedure sempre ad evidenza pubblica che non siano basate su un esame che può essere superato con 2 mesi di studio, ma con prove che richiedono esperienze concrete per essere superate. ci sono molti strumenti sofisticati che si possono utilizzare in proposito. Non sono così fiducioso come lei di affidare la selezione dei dirigenti pubblici alla politica in totale spoil system per tre motivi. 1)chi fa politica spesso non ha gestito un azienda, non ha competenze di organizzazione etc , 2) il rischio che strumentalizzi la nomina per ottenere un vantaggio elettorale utilizzando la "macchina pubblica" per il consenso è elevato 3) aspettare 5 anni di valutare i risultati per poi tornare al voto e "punire" il cattivo politico mi sembra un po' rischioso soprattutto considerata la scarsa trasparenza delle amministrazioni pubbliche nel dar conto dei propri risultati. cordiali saluti. nicolò boggian