BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

RIFORMA PA/ Le quattro mosse per "cambiare" i dirigenti pubblici

Molto importante, nell’ambito di una riforma che renda migliore la Pubblica amministrazione italiana, è il ruolo dei dirigenti pubblici. L’analisi di NICOLO’ BOGGIAN

InfophotoInfophoto

Va detto subito, per sgomberare il campo da equivoci, che per dirigenza si deve intendere chiunque gestisca sfere di autonomia e ambiti strategici per l’ente pubblico e non solo chi ha un inquadramento formale. Il punto di partenza è una dirigenza pubblica più autonoma, più responsabilizzata e valorizzata. Questo è sicuramente il modo più semplice per portare innovazione e cambiamento nella Pa e per valorizzare i talenti e le specificità territoriali e organizzative dei vari enti pubblici.

Tuttavia, per raggiungere quest’obiettivo di valorizzazione bisogna ragionare seriamente sulle caratteristiche che si richiedono al dirigente pubblico. La riflessione parte innanzitutto da come questi dirigenti sono selezionati e incentivati a lavorare correttamente. Le selezioni dovranno superare l’ormai obsoleto sistema dei concorsi pubblici basati su nozionismo per arrivare a forme moderne di procedure a evidenza pubblica che valutino le competenze e le esperienze sostanziali utili a ricoprire il ruolo. L’incentivo per i dirigenti al risparmio del denaro pubblico, all’evoluzione organizzativa, all’efficienza e alla qualità delle azioni dovrà essere programmato con cura e dovrà rivoluzionare la cultura attuale che vede nel “fare le nozze con i fichi secchi” la massima imperante. Vediamo però come, al momento, la classe dirigenziale pubblica non sia del tutto pronta alla sfida della valorizzazione e si dovrà rendere necessario un certo turnover, in alcuni casi agevolato dall’elevata anzianità dei dirigenti pubblici.

Il punto di partenza per un’evoluzione della dirigenza è sicuramente l’ormai trito e ritrito “lavoro per obiettivi”. Questa espressione, che si distacca dalla cultura dell’atto formale, è stata più volta richiamata e incentivata da vari decreti e circolari, ma stenta a decollare per evidenti incongruenze di sistema, ma anche per l’inadeguatezza di parte della classe dirigente. Quali sono allora i punti indispensabili per una nuova dirigenza?

Uno dei punti salienti è la capacità di gestire il rischio. La forte complessità organizzativa, legislativa e di contesto delle pubbliche amministrazioni impongono, per raggiungere gli obiettivi, una managerialità che racchiuda grande leadership e autorevolezza e la capacità di saper tollerare, prevedere e gestire rischi di vario tipo. Una cultura legal/burocratica interiorizzata impedisce l’azione, mentre una leadership con gestione del rischio permette il raggiungimento degli obiettivi e “trascina” i collaboratori in un nuovo stile di servizio. Questa capacità di gestione del rischio si deve basare su solidi fondamentali professionali che possiamo sintetizzare nelle seguenti voci: cultura evoluta delle risorse umane, capacità di comunicazione, etica del lavoro, conoscenza del settore di riferimento (ambiente, politiche sociali, energia, ecc.), flessibilità, strategia e umiltà.


COMMENTI
31/05/2014 - Ovvero il metodo Tatò. (Corrado Rizzi)

Che è esattamente quello ma: Le selezioni dovranno superare l’ormai obsoleto sistema dei concorsi pubblici basati su nozionismo per arrivare a forme moderne di procedure a evidenza pubblica che valutino le competenze e le esperienze sostanziali utili a ricoprire il ruolo. Questa è la solita manfrina per mascherare la responsabilità del politico di fronte all'operatività. Esiste solo un metodo che sia efficace ed efficiente allo stesso tempo: il politico deve scegliere sotto la sua completa e totale responsabilità quanti, quali e con quale stipendio, dirigenti vuole per quello che è chiamato a fare e lo deve rendere di dominio pubblico subito dopo la sua elezione. Solo così il popolo potrà decidere il miglior amministratore.

RISPOSTA:

Gentile dott. Rizzi, mi occupo di selezione, tematiche hr e organizzazione da circa 10 anni. non intendo dire che i concorsi pubblici devono essere sostituiti con la totale discrezionalità, come sembra proporre lei, ma con delle procedure sempre ad evidenza pubblica che non siano basate su un esame che può essere superato con 2 mesi di studio, ma con prove che richiedono esperienze concrete per essere superate. ci sono molti strumenti sofisticati che si possono utilizzare in proposito. Non sono così fiducioso come lei di affidare la selezione dei dirigenti pubblici alla politica in totale spoil system per tre motivi. 1)chi fa politica spesso non ha gestito un azienda, non ha competenze di organizzazione etc , 2) il rischio che strumentalizzi la nomina per ottenere un vantaggio elettorale utilizzando la "macchina pubblica" per il consenso è elevato 3) aspettare 5 anni di valutare i risultati per poi tornare al voto e "punire" il cattivo politico mi sembra un po' rischioso soprattutto considerata la scarsa trasparenza delle amministrazioni pubbliche nel dar conto dei propri risultati. cordiali saluti. nicolò boggian