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CONGRESSO CGIL/ Le domande che fanno vacillare il "quadrato rosso" della Camusso

Susanna Camusso (Infophoto) Susanna Camusso (Infophoto)

“La precarietà è oggi grande questione del lavoro”. Bene… ma visto che la precarietà ha investito in modo particolare la fascia giovanile (che del Sindacato rappresenta solo il 10% degli iscritti), cosa hanno intenzione di fare i Sindacati - e non solo la Cgil - su questo punto? Sarebbe interessante capirlo, soprattutto in tempo di “Garanzia Europea”.

“L’alta disoccupazione durerà a lungo”. Ma perché in Spagna, Paese molto più dilaniato dell’Italia da questa crisi, il trend della disoccupazione si è da otto mesi invertito costantemente? Perché in Italia la ripartenza è così flebile? Servono riforme strutturali, ma la Cgil le vuole? E Cisl e Uil? E Confindustria? Tutti dicono che le vogliono, ma perché non le si fa?

“Il paradigma della crescita è se si crea lavoro”. Quindi il paradigma della crescita è l’impresa, visto che è l’impresa a creare lavoro… come dice Squinzi, quindi, “non c’è ripresa senza l’impresa”. Bene, ma anche qui: come mai non si riesce ad abbassare la morsa (fiscale e burocratica) che attanaglia l’impresa?

Per concludere, con la rielezione di Susanna Camusso, anche in virtù delle sue dimensioni, ci si avvia a una fase dove il dialogo sociale e la tanto acclamata unità sindacale possono crescere. Ma un nuovo corso non può prescindere dal guardare al mercato e all’economia in modo diverso. Oggi, in attesa di una politica che si decida a intervenire in modo strutturale, serve quantomeno che dalle Parti sociali arrivino facilitazioni per la contrattazione aziendale e, in particolare, un atteggiamento meno volto alla conservazione di situazioni improduttive: servono più flessibilità in uscita e più politiche attive. Non si possono spendere 25 miliardi l’anno per la cassa integrazione per salvare aziende decotte e sacche di lavoro improduttive. Non sono queste le scelte che fanno bene al lavoro.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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