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CONGRESSO CGIL/ Le domande che fanno vacillare il "quadrato rosso" della Camusso

Ieri a Rimini si è chiuso il congresso della Cgil, durato tre giorni, che ha visto la rielezione di Susanna Camusso a Segretario generale. Il commento di GIUSEPPE SABELLA

Susanna Camusso (Infophoto) Susanna Camusso (Infophoto)

Da Rimini, la Cgil ha lanciato quattro sfide per aprire una vera vertenza su altrettanti temi che rappresentano i lati del “quadrato rosso” simbolo del sindacato: riformare le pensioni, con l’obiettivo di dare attenzione ai giovani e correggere gli errori sugli esodati; riforma degli ammortizzatori sociali; contrasto al lavoro povero; misure fiscali con al centro la lotta all’evasione. Nella relazione di apertura (6 maggio), Susanna Camusso ha indicato le proposte “che non sono in cima all’agenda politica attuale” e che la Cgil vuole riportare al centro dell’attenzione, “costruendo alleanza, ma soprattutto consenso, iniziativa, mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, in tutti i territori”.

Sono comunque tanti gli spunti che questo Congresso della Cgil, in tutta la sua fase congressuale e non solo in questi giorni, ha regalato al dibattito sul lavoro. Al di là della, ai più, scontata rielezione di Susanna Camusso e della marginalità di Maurizio Landini all’interno della confederazione (non solo nei numeri…), è difficile - nello spazio di un articolo - commentare in modo esaustivo anche solo la “sintesi” finale del confermato Segretario Generale, ma alcuni spunti, e alcuni incisi dello stesso Landini, evidenziano in modo decisivo a quale salto oggi il Sindacato tout court è chiamato.

“Si parla troppo di segretari, serve più collegialità, altro che primarie”. Come darle torto? Ma come si può fare a invertire il trend “ad personam” che - dopo aver ammorbato i partiti - sembra avere contagiato anche il mondo sindacale? La collegialità non la si stabilisce con le regole, è un lavoro quotidiano - anche silente - fatto di capacità di analisi e di ascolto, e di rispetto per gli altri, oltre che di controllo dei personalismi. Negli ultimi tempi, anche grazie a Landini, se ne sono viste di tutti i colori. È stato proprio Landini a regalare un colpo di teatro nel suo attacco a Bonanni, Segretario Generale della Cisl, in visita al Congresso della Cgil: “La Cisl è il sindacato che ha firmato con la Fiat e ha fatto i contratti separati. E viene qui Bonanni a fare la lezione di democrazia a noi e non abbiamo problemi ad applaudirlo? Stiamo scherzando? Mi vengono i capelli dritti”. In queste parole di Landini si esprime la questione sollevata da Camusso: a parte le pesanti provocazioni, il punto è anche che criticare la firma di accordi che hanno derogato al Ccnl (questo è il motivo per cui la Fiom non ha firmato gi accordi con Fiat, leggere il “Forza Lavoro” di Landini per convincersene…) è cosa piuttosto obsoleta.