BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IL CASO/ La cura tedesca che avvicina scuola e lavoro

InfophotoInfophoto

La prima riflessione riguarda la nostra realtà economica. Al netto degli occupati nella Pubblica amministrazione, i lavoratori italiani si dividono in quote quasi equivalenti fra Pmi e imprese medio-grandi. Ciò significa che per poter avere una sperimentazione in grado di indicarci una nuova azione capace di mettere in relazione sistema scolastico e sistema delle imprese vi è bisogno di una presenza territoriale diffusa. Si pone allora la domanda di chi è in grado di fare da possibile catalizzatore di questa nuova relazione. Possono essere attivate le associazioni di rappresentanza o le stesse Agenzie per il lavoro in rete con i Centri per l’impiego. Una riflessione andrebbe fatta però sul ruolo che le Camere di Commercio, riformate e ridotte di numero, potrebbero esercitare nel fare dialogare due mondi oggi non abituati a collaborare. Già oggi molte Ccia usano i dati sulla conoscenza della domanda di lavoro e quelli della formazione. Potrebbero allora diventare sede di sostegno per la programmazione e la valutazione di nuovi percorsi scuola-lavoro.

La seconda riflessione è conseguente alla prima. La sperimentazione risente di un’impostazione centralistica del sistema scolastico italiano che è ancora soffocante. Più autonomia territoriale, pur senza i danni di un regionalismo che non ha dato prova di efficienza in troppi servizi decentrati, è indispensabile se vogliamo che i nuovi compiti assegnati ai dirigenti scolastici diventino obiettivi reali valutabili sulla base dei risultati ottenuti sia nella preparazione scolastica che nell’effettiva occupabilità dei giovani.

Infine, un richiamo alla Cenerentola della nostra scuola: la formazione professionale. Certo, in buona parte del Paese ha comportato uno spreco di risorse. Dove il sistema ha premiato le scelte delle famiglie e la valutazione dei centri di formazione sulla base dei risultati occupazionali abbiamo, come si vede in Lombardia, una rete di centri che in pochi anni è passato da poche migliaia di alunni a decine di migliaia, con un effetto di recupero scolastico eccellente e con tassi di occupazione a sei mesi superiore al 50% dei ragazzi formati. Questo è il settore dove far decollare da subito esperienze di apprendistato di primo livello avviando un sistema duale rivolto ai più giovani, spesso espulsi dal sistema scolastico tradizionale.

La sperimentazione avviata può quindi essere una base nuova per impostare la riforma di percorsi scolastici obsoleti e per ridare alla formazione professionale il ruolo di settore complementare ai percorsi scolastici, scacciando definitivamente la formazione cattiva che brucia risorse e capitale umano.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
13/06/2014 - Bella idea: (claudia mazzola)

speriamo ci siano ancora le aziende aperte!