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RIFORMA PA/ I "buchi" (che fanno perdere soldi) nel piano di Renzi

Matteo Renzi ha presentato a grandi linee il piano del Governo per la riforma della Pubblica amministrazione. GABRIELE FAVA ne mostra alcuni limiti non indifferenti

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È ormai convinzione di tutti che non potrà inaugurarsi nel nostro Paese un'era di ripresa economica senza passare per un'indefettibile riforma della Pubblica amministrazione. E lo sa bene anche Matteo Renzi, che della diminuzione della spesa pubblica ha fatto un cavallo di battaglia sin dal suo esordio alla Presidenza del Consiglio.

Ora dovremmo essere al dunque. È infatti di queste ore la presentazione del programma di riforme che il Governo intende realizzare in parte attraverso un decreto legge e in parte attraverso un disegno di legge delega. Si tratta di un provvedimento articolato in molti punti, con interventi che riguardano: la mobilità obbligatoria per i dipendenti della Pa; l'abolizione del trattenimento in servizio (non sarà più possibile restare per altri due anni al proprio posto d'impiego nella Pa se il dipendente ha già maturato il diritto alla pensione); la diminuzione del tetto massimo dei bonus per i dirigenti (dal 20% al 15%), il quale dipenderà anche dall'andamento del Pil; la possibilità di conferire incarichi triennali per i dipendenti pubblici, rinnovabili; la possibilità di ricorrere ai prepensionamenti con assegno di due anni in caso di esuberi; la riduzione dei distacchi e dei permessi sindacali (dimezzati); gli incentivi per il telelavoro e per il co-working; la riduzione, per i prossimi cinque anni, delle spese per ogni amministrazione (non dovrà essere inferiore all'1% della spesa sostenuta nel 2013); l'aumento (dal 10% al 30%) del numero dei dirigenti "fiduciari", quelli cioè che un ente locale può nominare per specifiche competenze senza un concorso pubblico; la riorganizzazione strategica degli enti, che sta già incontrando le resistenze dei sindacati, i quali minacciano forme di mobilitazione importanti nel caso in cui la riforma in questione dovesse risolversi solo in tagli del personale, dei permessi sindacali e mobilità obbligatoria.

Per quanto riguarda le disposizioni sulla mobilità obbligatoria, il "raggio di spostamento" del dipendente sarà di 50 km, così come avviene già nel settore privato, con la differenza significativa che nel pubblico sarà a norma di legge, mentre nel privato è materia di contrattazione. L'abolizione del trattamento in servizio è un provvedimento particolarmente importante, in quanto almeno "in teoria" dovrebbe aprire possibilità di assunzione per migliaia di giovani. Tutto da vedere nella pratica.

L'introduzione del telelavoro e la sperimentazione di forme di co-working (condivisione degli uffici) e di smart-working (orari elastici e tecnologie digitali) nella Pa è sicuramente interessante per avere come risultato un lavoro maggiormente efficiente e veloce, ma siamo certi che in tal modo il servizio rivolto dalla Pa ai cittadini verrà garantito in modo uguale, soprattutto alle persone anziane (la maggior parte del nostro Paese) che non conoscono e non usano internet e gli strumenti elettronici?


COMMENTI
15/06/2014 - riforma PA? (Paolo Bini)

l'impressione, per me che non sono in grado di giudicare il merito dell'articolo, è che il provvedimento riguardi il COME lavora la PA, ma che non si affronti il ben maggiore problema di QUANTA PA serva a qs Paese. Ridurre la spesa pubblica non può prescindere da questo, e quest'ultimo risultato non può prescindere dalla vera semplificazione della vita amministrativo-burocratica dei cittadini e delle imprese. In caso contrario, sarebbe solo un piccolo provvedimento spot, senza reale impatto se non, come notato, il concreto rischio di incrementare il contenzioso (tutto a scapito di citatdinoe e imprese)