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JOBS ACT/ Così lavoratori e imprese possono "guidare" la riforma di Renzi

Dopo il successo ottenuto alle europee la sfida per Renzi, spiega FRANCESCO SEGHEZZI, è quella di elaborare una nuova idea del lavoro, che lasci alle spalle gli schemi del passato

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Che conseguenze avrà la vittoria di Matteo Renzi alle elezioni europee sul tema del lavoro? Come si evolverà il rapporto tra le parti sociali e un governo legittimato da una maggioranza “storica”? Il cantiere del Jobs Act potrà finalmente chiudersi positivamente e senza i compromessi al ribasso della prima parte del provvedimento? Alcuni commenti a caldo hanno già mostrato come parte dei voti ricevuti da Renzi sia giunta per la prima volta da categorie solitamente lontane dalla sinistra italiana. A distanza di qualche settimana possiamo riflettere meglio sugli esiti di questa tornata elettorale.

Il fatto che lavoratori autonomi e commercianti abbiano scelto il Partito democratico indica chiaramente come l'Italia sia ormai entrata in uno scenario politico post-ideologico. Se letto dal punto di vista delle relazioni tra governo e parti sociali, questo dato offre diversi spunti di riflessione. Tutti ricordiamo le parole dure usate da Renzi nei confronti tanto del sindacato quanto di Confindustria. Il binomio parti sociali-conservazione è una costante nei discorsi del premier ed è diventato spesso un criterio di azione per l’attività dell’esecutivo. Pensiamo all’iter che ha portato all’approvazione del decreto Poletti con una svolta radicale sulla flessibilità in entrata nel mercato del lavoro. “Se il sindacato non è d’accordo ce ne faremo una ragione”, ha subito detto il Presidente del Consiglio.

I risultati delle urne sembrano aver premiato questa posizione. Infatti, in un mondo del lavoro in trasformazione, il modello conflittuale di relazioni industriali su cui si fonda la maggior parte dell’azione sindacale è sempre più lontano dai lavoratori. Non è paradossale quindi per un Premier che attacca sindacato e Confindustria essere sostenuto con milioni di voti di imprenditori e lavoratori.

I numeri sono dalla parte di Renzi e consentirebbero ora all’azione di governo di dirigersi verso un mercato del lavoro moderno. Il recente decreto Poletti mostra, al contrario, come si cerchi ancora di costruire il futuro del lavoro con lo sguardo rivolto al passato, a quel modello di lavoro subordinato che è stato superato dalla fine della centralità della fabbrica fordista. Per non parlare dei numerosi difetti tecnici del decreto che, almeno da questo punto di vista, non ha beneficiato del mancato coinvolgimento delle parti sociali e di chi dunque dovrà poi applicare le novità delle riforme.