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IL CASO/ La "scorciatoia" per portare i giovani dalla scuola al lavoro

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Ora la palla passa alle aziende. Nel senso di una chiamata diretta alla corresponsabilità da parte del mondo del lavoro, anzitutto attraverso un protocollo d’intesa con i ministeri competenti (o gli uffici periferici) e le Regioni, poi con delle Convenzioni con le singole scuole o, meglio ancora, con reti di scuole. Protocolli e Convenzioni che dovranno mettere in chiaro: gli indirizzi di studio prescelti, i criteri per l’individuazione delle scuole e degli studenti, le modalità di rientro degli studenti ai percorsi curricolari ordinari, il numero di ore da svolgere nei luoghi di lavoro, i criteri del monitoraggio e della valutazione della sperimentazione.

Le imprese, dunque, diventeranno protagoniste, assieme alle scuole, di queste nuove opportunità formative, fondamentali per i nuovi “apprendisti”, anche minorenni. La sintesi di questo incontro scuola-lavoro sarà un “piano formativo personalizzato”, che accompagnerà lo studente-apprendista durante tutto il percorso. A dar man forte saranno il tutor aziendale e quello designato dalla scuola (componente del consiglio di classe dell’alunno).

Concretamente, questi sono gli spazi di flessibilità previsti: il percorso potrà occupare sino al 35% dell’orario annuale delle lezioni. Questi periodi, in termini di valutazione, saranno valutati e certificati e varranno come crediti per l’ammissione agli Esami di Stato. Per le terze prove, la commissione dovrà richiamare il percorso seguito dagli studenti, anche con l’aiuto del tutor aziendale. Si tratta di un altro tassello, ha concluso la Giannini, del “Cantiere giovani” messo in campo dal Miur, un cantiere che sta lavorando su altre iniziative di valorizzazione delle competenze degli studenti, i cui frutti dovrebbero vedersi a breve, in termini di proposte operative.

La proposta di questa inedita alternanza, potremmo aggiungere, ben si adatta alle esigenze degli studenti degli istituti tecnici e professionali, mentre è tutto da capire come possa, per via della necessaria interazione tra formazione e lavoro, valere anche per i percorsi liceali. Se consideriamo, infine, il crollo delle iscrizioni universitarie, e il fatto che una notevole parte di liceali non si iscrive oggi all’università, resta da concordare come valorizzare al meglio, anche per loro, questa opportunità. Sapendo che il mondo del lavoro, fatto per la quasi totalità di piccole aziende, non tutte in un momento positivo, non si sa in che misura potrà o saprà rispondere a questo nuovo invito alla collaborazione.

Già un anno fa, a fine giugno, il consiglio dei ministri in un articolo, poi stralciato, del decreto su «Disposizioni in materia di istruzione, formazione ed enti di ricerca», aveva prospettato questo nuovo raccordo tra formazione e lavoro. Oltre i progetti, regionali o degli Uffici scolastici regionali, di alternanza già attivi da anni, ma che toccano poche decine di studenti per scuola. Già allora si era compreso che non era possibile costruire «interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile» senza coinvolgere anche l’istruzione e formazione scolastica, professionale e universitaria.