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Lavoro

RIFORMA PA/ Le novità che mancano nel piano di Renzi

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Rispetto a questi aspetti è prevalsa l’attenzione a questioni più legate all’occupazione, sia per aspetti quantitativi che qualitativi. Sempre più la diversità di trattamento che i dipendenti della Pa hanno rispetto alla restante parte dei lavoratori appare anacronistica. Più i dualismi dei nostri mercati del lavoro si accentuano e meno tollerabile appare un modello unico nazionale con accesso per concorso, stabilità a vita, mobilità solo volontaria e stipendi livellati che penalizzano chi opera in zone con costi della vita maggiori.

L’obiettivo non è solo quindi operare tagli dovuti ai risparmi di spesa pubblica pur necessari. Si tratta di dare maggiore soddisfazione a chi opera nella Pa attraverso ristrutturazioni e innovazioni tecniche e organizzative per fare meglio il proprio lavoro assicurando quella mobilità che permetterebbe di mantenere i servizi su tutto il territorio.

Già oggi i processi di riforma degli Enti locali e nuove esigenze di servizio delle grandi strutture pubbliche (dalla scuola all’esercito, dalla sanità all’Inps) pongono il problema di una redistribuzione territoriale di personale e competenze. I tentativi di mobilità volontaria hanno avuto poco successo anche se già oggi prima di avviare una selezione pubblica i diversi Enti sono tenuti a chiedere se vi sono candidati fra i dipendenti della Pa a livello nazionale. Non si sono però mai applicati criteri, ad esempio, di tipo privatistico, che potrebbero supportare le nuove esigenze garantendo il mantenimento dei posti di lavoro.

Prendendo spunto da altri paesi si può vedere come in Francia il processo di mobilità in uscita nelle forze armate è stato organizzato con il supporto di una società specializzata in ricollocazione di personale che ha seguito la valutazione delle competenze, la formazione di chi all’interno doveva gestire i processi e quindi ha organizzato i percorsi di formazione e ricollocazione lavorativa.

I percorsi di fusione dei piccoli comuni e il superamento delle province produrranno in piccolo esigenze simili. Già ora ci si dovrebbe attrezzare coinvolgendo operatori che hanno sviluppato queste competenze nel settore privato e avviare le prime sperimentazioni per poi affrontare a livello di sistema una nuova mobilità nella Pa.

Nei temi presentati dal governo si è inoltre sottolineata la volontà di intervenire con iniziative di conciliazione famiglia-lavoro. La centralità della persona che trova valorizzazione in questi interventi è da salutare come principio di un cambio di mentalità che, con l’esempio diffuso dalla Pa, potrà diventare ancora più centrale per interventi diffusi sul territorio che coinvolgano tutti i settori produttivi.

Ciò, se finalizzato anche ad assicurare orari ai servizi pubblici più funzionali a quelli degli utenti, sarà uno dei casi importanti di esperienze win-win che permetteranno di leggere la riforma come un nuovo modo di assicurare i servizi pubblici restituendo al pubblico, i cittadini, la coscienza di avere dei servizi utili e non di essere al servizio dello Stato.

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