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IL FATTO/ Così l'Italia può "valorizzare" chi offre 400.000 posti di lavoro

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Credo che sia il riconoscimento del fatto che all’interno del Terzo settore esista già una riflessione che va avanti da molto tempo ed è quindi in grado di offrire idee utili a favorire il suo sviluppo. Inoltre, non avendo in questo momento il Terzo settore una rappresentanza largamente riconosciuta, credo che la consultazione online sia la soluzione migliore. 

 

Quali devono essere secondo lei le vere priorità di una riforma del Terzo settore?

Come ho già detto, il punto prioritario riguarda la riforma della legge sull’impresa sociale, in modo che sia favorito il passaggio alla forma imprenditoriale di associazioni di volontariato e non e di fondazioni che sono di fatto e a tutti gli effetti vere e proprie imprese. 

 

Oltre all’impresa sociale?

La seconda priorità è il servizio civile nazionale (citato anche nel documento del Governo), con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo dei giovani. Oltre a dare un contributo al grave problema dell’occupazione giovanile in un settore che potrebbe assorbirli anche in prospettiva, è una iniziativa importante per sostenere l’attività di servizi di interesse generale. Inoltre, aspetto non secondario, il servizio civile consentirebbe alle realtà di Terzo settore di sviluppare progetti che per problemi economici, altrimenti non potrebbero essere portati avanti. Poi non bisogna dimenticare un altro elemento decisivo.

 

Quale?

La terza priorità riguarda l’urgenza di recepire il prima possibile le nuove normative europee che, a seguito di una modifica della legge sugli appalti, prevedono la possibilità per le cooperative sociali che assorbono almeno il 30% dei lavoratori svantaggiati di sottoscrivere contratti con la pubblica amministrazione senza passare per la gara. Il mio timore è che il nostro Paese lasci passare troppo tempo per far propria una direttiva che può davvero aiutare il mondo del sociale.

 

Ritiene che davvero il Terzo settore abbia la potenzialità di contribuire a determinare il cambiamento “economico, sociale, culturale, istituzionale di cui il Paese ha bisogno”, anziché drenare risorse al sistema già in crisi? Quali risorse produce? E in che modo?

Come ho dimostrato in tanti miei lavori, il Terzo settore ha una valenza sociale ed economica decisiva. Non drena risorse, ma produce beni e servizi a fronte di pagamenti privati o della pubblica amministrazione. In questo senso riesce a rendere il nostro sistema economico e sociale più adeguato ai bisogni delle persone.

 

Da cosa lo vede?

E’ già in atto un’evoluzione della domanda privata di beni e servizi che si sta rivolgendo sempre più alle realtà sociali. Cosa che, in un momento in cui le risorse pubbliche stanno diminuendo, riveste anche un grande valore economico. Le cooperative sociali in Italia, ad esempio, hanno decine di miliardi di fatturato, creano quasi 400.000 posti di lavoro e hanno in essere investimenti per 9 miliardi…   

 

I dati Istat segnalano che le imprese del Terzo settore crescono del 28% dal 2001 e l'occupazione nel non profit è aumentata del 10% negli ultimi 10 anni. Come legge questo dato? Stiamo assistendo all’aumento di occupazione fittizia o reale?

L’occupazione è cresciuta - anche se meno di questo risulta ad una prima lettura dei dati censuari perché sono diverse le organizzazioni censite nel 2011 ma non nel 2001, benché già esistenti e operative già nel 2001 - perché cresce la domanda di servizi offerti dal Terzo settore, quali quelli sociali e culturali. Da quanto ho appena detto è chiaro che si tratta di occupazione reale. E si tratta anche di buona occupazione.

 

In che senso?


COMMENTI
23/06/2014 - Quanto sono bravi quelli del terzo settore (Moeller Martin)

Non pagano tasse, pretendono manodopera gratuita (servizio civile obbligatorio), non pagano contributi che anzi pretendono siano messi in conto alle imprese vere (così da rubargli il lavoro ancora più facilmente), pretendono di avere immobili a disposizione gratuiti (o quasi), pretendono commesse e lavoro garantite ed altro ancora. E non contenti si vantano di quanto sono bravi e nobili nel fare concorrenza sleale alle imprese vere che operano nel loro settore. Date almeno una parte di questi sgravi agli industriali veri e vedrete quanto sanno creare posti di lavoro.