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FIAT/ Così Marchionne "tiene in pugno" i sindacati (e l'Italia)

Continua il duello a distanza tra Sergio Marchionne e i sindacati. L’impressione è che l’ad di Fiat stia usando toni eccessivamente forti. L’analisi di GIUSEPPE SABELLA

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E a Torino, per così dire, il gioco si sta facendo duro. Dopo lo sciopero di Grugliasco, ecco la lettera di Sergio Marchionne ai dipendenti e la replica di Susanna Camusso: “Credo che la posizione che ha assunto la Fiat in queste ore sia pericolosa”. Pronta la risposta di Marchionne da New York. A chi gli ha chiesto cosa pensa delle critiche del Segretario della Cgil, l’ad ha risposto “Come dice Renzi, ce ne faremo una ragione”, non nascondendo - come del resto ha già fatto in altre occasioni - la sua stima per il giovane premier e l’auspicio che possa continuare con la sua azione riformatrice.

Ieri è stata la volta di Raffaele Bonanni, Segretario Generale della Cisl, che - intervenendo sulla questione - ha piuttosto minimizzato: “Io capisco anche Marchionne, capisco i problemi che pone avendo difficoltà nelle vendite in Europa e avendo solo guadagni in America, però anche lui deve capire noi: gli impegni si rispettano, lui ha promesso di assumere delle persone. Sul resto ci mettiamo d’accordo: per quanto riguarda il contratto le differenze sono minime”.

Che in meno di 24 ore se le mandino a dire Camusso, Marchionne e Bonanni rende l’idea di quanto la vicenda sia calda. A dire il vero anche Maurizio Landini ha detto la sua nel mezzo, invitando le altre sigle a riflettere “sul rischio cancellazione del confronto sindacale”. Tutti sembrano dire cose sensate e i toni al momento sono pacati. Ma cosa esprime questo confronto a distanza?

Le parole di Bonanni sono abbastanza eloquenti, Marchionne mantenga gli impegni presi. Dal 2010 a oggi, certamente la collaborazione dei “sindacati del sì” (Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Ugl e Quadri) ha poggiato sull’idea che - in seguito agli investimenti promessi col piano “Fabbrica Italia” - la produzione crescesse e che, quantomeno, gli stabilimenti in Italia riassorbissero la manodopera sotto-impiegata e cassaintegrata. È vero, il mercato (europeo in particolare) è crollato ai livelli degli anni ‘70, i più bassi di sempre. Non a caso Bonanni dice “capisco Marchionne”, ma è anche vero che, a oggi, questa frenata sul contratto e la reazione del manager italo-canadese a uno sciopero - che è poca cosa - sono segnali che qualche preoccupazione l’hanno destata.

I “sindacati del sì” non si possono permettere di uscire scontenti da questa trattativa, dopo anni di collaborazione con l’azienda questo è naturalmente il momento di raccogliere qualche frutto. E le richieste non sono esose: i sindacati chiedono comprensibilmente che la parte economica non sia inferiore a quanto previsto oggi dal Ccnl della metalmeccanica.