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PARADOSSI/ La "manna" che mette in difficoltà lavoratori e Stato

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Ma, soprattutto, le Regioni dagli inizi di maggio dissipano il tesoretto della Youth Guarantee, pari a circa 1,5 miliardi di euro, con all’attivo 74.000 iscrizioni di giovani compresi tra i 15 e i 29 anni. E così, quelle meno virtuose lo investono in corsi di formazione poco efficaci; quelle più virtuose in bonus occupazionali che hanno il sapore stantio degli incentivi già previsti dal decreto Giovannini. In questi anni la Francia e la Germania hanno utilizzato i fondi europei per riorganizzare i servizi per l’impiego, con investimenti dell’ordine di 5,9 miliardi euro per il primo Paese e di 9 miliardi per il secondo.

Una buona politica attiva avrebbe imposto di fare lo stesso. E invece l’Italia ha investito in questi servizi poco più di 500 milioni di euro, in assenza di un coordinamento a livello nazionale e di un raccordo tra quelli pubblici e privati.

In Germania, il lavoratore perde l’indennità di disoccupazione se non accetta di svolgere un lavoro “ragionevolmente accettabile”. Una buona politica attiva avrebbe imposto di seguire quest’esempio. Ma, date le premesse, i nostri Centri per l’impiego non sono in grado di fare queste proposte e i giovani di accettarle perché privi della formazione necessaria per i lavori richiesti dal mercato.

Un’altra domanda difficile allora è: come muoversi? Con molta cautela, è la risposta. Quindi, con il mantenimento in vita dell’attuale sistema di politiche passive per il lavoro sino a quando non saranno rimossi gli ostacoli per buone politiche attive. Perché il rischio è che, per fare in fretta, anziché fare un passo avanti, se ne facciano ancora una volta due indietro.

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