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DISOCCUPAZIONE/ 2. Ichino: così possiamo "sbloccare" 50 miliardi per il lavoro

Pietro Ichino (Infophoto) Pietro Ichino (Infophoto)

La si combatte anche in questo modo. Ma occorre pure aumentare il volume e la qualità degli investimenti nel nostro sistema economico. Per questo è essenziale aprire il nostro Paese agli investimenti diretti esteri, ai quali oggi esso è quasi del tutto chiuso. Se solo riuscissimo ad allinearci alla media europea, per questo aspetto, ciò determinerebbe un maggior flusso in entrata di circa 50 miliardi ogni anno. Per conseguire questo obiettivo, però, occorre agire su molte leve.

 

Quali?

Una è il migliore funzionamento del mercato del lavoro: non si investe in un luogo dove non si trova facilmente la manodopera necessaria. Ma ancor più importante, oggi in Italia, è la riduzione della pressione fiscale sulle imprese, l'allineamento del costo dell'energia rispetto agli altri Paesi europei maggiori, la semplificazione degli adempimenti burocratici, la maggiore efficienza dell'amministrazione della Giustizia.

 

Visti questi continui livelli record della disoccupazione, quando secondo lei arriveremo a "toccare il fondo" e a invertire la tendenza?

Il dato più significativo, e quindi più preoccupante, non è il tasso di disoccupazione, che può anche decrescere per il solo fatto che molti disoccupati si scoraggiano e smettono di cercare una occupazione, cioè escono dal mercato del lavoro. È molto più significativo, invece, il tasso di occupazione, che in Italia è tra i più bassi del mondo: soprattutto per l'esiguità della percentuale di giovani, di donne e di cinquantenni e sessantenni nel nostro mercato del lavoro. Per effetto della riforma delle pensioni del 2011, il tasso di occupazione delle persone con più di 55 anni è aumentato di un punto nel corso dell'ultimo anno. Ora la speranza è che il programma Youth Guarantee faccia aumentare il tasso di occupazione dei ventenni. Quanto alle donne, il problema dovrà essere affrontato con una incisiva "azione positiva" in termini di incentivo fiscale alla domanda e all'offerta di lavoro femminile.

 

Quale ruolo ritiene che debbano avere i sindacati nell'attuale dibattito sul lavoro?

Devono decidere: se difendono soltanto gli interessi degli insider, cioè di chi un lavoro regolare stabile lo ha già, allora si tagliano fuori dal dibattito sulla riforma, che è e deve rimanere prioritariamente centrato sugli interessi di chi è fuori dalla cittadella del lavoro regolare.

 

Susanna Camusso ha ipotizzato la creazione di un partito unico della sinistra. Che cosa ne pensa di questa proposta?