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JOBS ACT/ Colli-Lanzi: ecco i contratti che aiutano imprese e lavoratori

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Come dicevo prima, il decreto Poletti ha riconosciuto al contratto in somministrazione un valore superiore rispetto a quello a termine. Di conseguenza non trovano applicazione né il limite del 20% di utilizzo rispetto al numero dei lavoratori a tempo indeterminato assunti, né quello dei 36 mesi di durata massima. A questo proposito va ricordato che non è previsto alcun limite di durata al rapporto tra azienda utilizzatrice e lavoratore in somministrazione e che non c’è alcun obbligo di stabilizzazione: è previsto solo un limite di sei proroghe per ogni nuovo contratto. Inoltre, non c’è alcun periodo di “stop and go” tra la stipula di un contratto e l’altro e non sussiste un diritto di precedenza dei lavoratori nelle assunzioni a tempo indeterminato.

 

Così sembrerebbe quasi di essere in una situazione migliore per le imprese, ma peggiore per i lavoratori.

Non è assolutamente così, perché rispetto al tempo determinato, la somministrazione offre più tutele ai lavoratori che, assistiti dalle Agenzie per il lavoro, allo scadere del contratto possono accedere velocemente ad altre opportunità presenti nel mercato e a uno specifico sistema di welfare: ad esempio, alla formazione garantita da Formatemp, capace di aumentarne significativamente l’occupabilità e, dunque, la continuità professionale.

 

Tra poco comincerà la discussione in Parlamento della legge delega che dovrebbe completare il Jobs Act. Cosa si augura che venga deciso?

Il percorso verso la buona flessibilità potrebbe essere portato a compimento ridando centralità al contratto a tempo indeterminato, attraverso le cosiddette tutele crescenti. In caso di interruzione del rapporto di lavoro, all’ex dipendente verrebbe quindi corrisposta un’indennità proporzionata all’anzianità di servizio, unitamente a un supporto alla ricollocazione. Sarebbe in questo modo possibile ridisegnare il mercato del lavoro, sorretto da quattro pilastri.

 

Quali?

Il primo è il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti appena illustrato, che diventerebbe la scelta principale delle aziende per assumere. Poi avremmo il contratto a tempo determinato, cui dovrebbe essere ridotto il numero di proroghe, così che diventi un vero contratto “temporaneo”, lasciando la gestione della flessibilità alla somministrazione, che come ho spiegato prima fornisce delle buone garanzie per il lavoratore. Infine, avremmo il contratto dei giovani, ovvero l’apprendistato, che dovrebbe essere reso ancora più flessibile e conveniente, così da diventare il collegamento tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro.

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