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Lavoro

SPILLO/ Le risorse “nascoste” per creare lavoro

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Ho richiamato la possibilità di rimettere in moto e sostenere una responsabilità diffusa perché ciò non riguarda entità astratte (l’Europa, lo Stato, la politica, ecc.), bensì le scelte di tutti. Anche il trascinarsi di imprese e sindacati in una difesa corporativa di una concertazione ormai dannosa agli interessi della maggioranza dei cittadini rientra in ciò che va tagliato per liberare risorse produttive. Non si può aspettare che si intervenga per vie legislative per avviare la riforma della contrattazione finalizzata a premiare la produttività e solo poi chiedere su quella base supporto fiscale e riforme strutturali di sostegno. Così come non si può proseguire con politiche attive del lavoro che non prevedano una disponibilità effettiva ad accettare nuove opportunità di lavoro, contenendo i costi delle politiche passive.

La politica economica e fiscale potrà quindi osare in modo limitato nel breve periodo e ciò che potrà fare dovrà essere finalizzato a sostenere ciò che è indispensabile per una nuova fase di ripresa. Assumono allora un’importanza straordinaria riforme che hanno sì un costo per ognuno di noi ad adattarsi a nuove realtà ma anche essenziali per restituire libertà di azione a chi ha intenzione di giocarsi la sua responsabilità in nuove iniziative economiche.

Il cambiamento tecnologico in atto impone peraltro di seguire la realtà liberandola da lacci e lacciuoli del passato. Il caso Uber-tassisti ce ne ha offerto recentemente un esempio. Non si può rimanere ancorati a un passato che la tecnologia sta rivoluzionando, ma servono regole nuove che assicurino a tutti nuovi modi di lavorare. Lo stesso avviene in mondi lontani. Cambiare le regole delle concessioni farmaceutiche ha aperto nuovi spazi per il commercio modernizzando un settore e stimolando tutti a nuove sfide competitive ma anche collaborative.

La stessa formazione professionale dove le Regioni hanno capito che si doveva sostenere la scelta delle famiglie aprendo un “quasi mercato” ha fatto crescere un settore di educatori che collaborano con la realtà imprenditoriale, formando giovani con le competenze richieste dal mercato del lavoro. Quando si è tolto il divieto di intermediazione di manodopera ai privati si è fatto crescere il settore del lavoro interinale, che oggi tutti giudicano la flessibilità buona, creando anche migliaia di nuovi posti di lavoro. Oggi le Agenzie per il lavoro private sono così affidabili che potrebbero collaborare e in parte sostituire i Centri pubblici per l’impiego che graverebbero solo sulla spesa pubblica. La sfida della Garanzia giovani può diventare l’occasione per avviare realmente un nuovo sistema di servizi al lavoro e non un collage di 21 progetti regionali ognuno con tutele diverse da regione a regione.