BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO/ Le risorse “nascoste” per creare lavoro

L’emergenza occupazione resta alta nel nostro Paese. Per rispondervi occorrono delle risorse. MASSIMO FERLINI ci spiega dove possono essere reperite e come usarle

Infophoto Infophoto

Il dibattito sul mercato del lavoro riaperto dalla proposta di Jobs act avanzata dal governo ha al centro proposte di semplificazione contrattuale e nuovi servizi per rendere più efficiente il mercato stesso. L’Italia soffre però di una grave situazione di disoccupazione e di particolari forme di dualismo del mercato che non possono trovare risposta solo in iniziative contrattuali. Spesso, parlando di questi temi, si premette che la legislazione sul lavoro semplifica l’incontro fra domanda e offerta di lavoro ma non ne crea di nuovo. Quest’ultimo obiettivo è demandato a scelte di politica economica e industriale. Tale premessa è sicuramente vera, ma tocca due punti complementari e con effetti appunto diversi.

Per rilanciare l’economia vi è necessità di sostenere un’espansione della domanda attraverso un sostegno al reddito con una rinvigorita spesa pubblica. Ciò si scontra però con i vincoli europei posti sul rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo che limitano molto la libertà di manovra possibile. D’altro canto la stessa Europa richiama costantemente il nostro Paese ad avviare politiche di riforma dei servizi e dei mercati che rilancino la possibilità di sviluppare nuovi settori capaci di creare nuovi lavori e servizi aprendo a logiche di mercato quei settori che godono ancora di tutele corporative.

Entrambe le sfide richiedono un’attitudine particolare nel coniugare profondi cambiamenti e una nuova responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nel partecipare a un progetto collettivo di ridefinizione del bene comune. Partiamo da come trovare nuove risorse per sostenere una domanda di beni che sostenga una nuova fase di ripresa economica.

Una nuova espansione (ipotesi solo teorica visti i vincoli europei) dell’indebitamento pubblico porterebbe ad aumentare ulteriormente la pressione fiscale e non diventerebbe certamente un obiettivo capace di rilanciare nuovi investimenti e nuova occupazione. Per fare emergere una responsabilità diffusa capace di rilanciare lo sviluppo e portare nuovi investimenti produttivi nelle aree più arretrate servono strumenti diversi, capaci di ridare fiducia a chi non si è lasciato piegare dalla crisi e sarebbe anche disposto a nuova imprenditorialità. Servono allora decisioni capaci di spostare risorse che oggi sono improduttive per sostenere settori capaci di creare nuovo sviluppo. I tagli da spending review dovrebbero avere questa caratteristica: spostare risorse da una spesa che non produce nulla a spese capaci di generare nuovo reddito.