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FIAT/ La "rottura" vicina tra Marchionne e sindacati

Da più di tre mesi c’è uno stallo sul rinnovo del contratto di gruppo Fiat per gli impianti italiani. La distanza tra azienda e sindacati sembra ampia. Il commento di GIUSEPPE SABELLA

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Giovedì scorso, Fiat-Chrysler e i sindacati italiani che stanno discutendo il rinnovo del contratto di gruppo (Fiat e Cnh, oltre 80.000 dipendenti) sono giunti a un passo dalla rottura. La notizia esplode solo ora, ma si consideri che le parti contavano di chiudere il discorso addirittura prima della presentazione del piano industriale (6 maggio scorso): lo stallo dura da più di tre mesi! Si tratta quindi di un problema serio, anche perché la parola “rottura” pronunciata dal segretario della Fismic, Roberto Di Maulo - il sindacato storicamente più vicino alle posizioni dell’azienda - suona alquanto anomala.

Ciò che divide l’azienda da una parte e Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Ugl e Quadri dall’altra sono naturalmente fattori economici, dato che - come noto - tutto ciò che concerne gli aspetti normativi del contratto (orario di lavoro, allargamento della fascia di flessibilità degli orari d’ingresso, indennità sui recuperi produttivi, gestione dei permessi dei lavoratori, ecc.) vede da tempo le parti sostanzialmente d’accordo, anche se c’è qualche osservazione dei sindacati che l’azienda sta esaminando.

Le parti si sono date appuntamento a domani, ma non ci sarà un ulteriore negoziato. La distanza è ancora consistente: la Fiat ha offerto 200 euro lordi una tantum, e la proposta è stata giudicata “insufficiente” dai sindacati firmatari del contratto Fiat, che hanno invece presentato una richiesta di 390 euro da corrispondere anche ai cassintegrati, ma la delegazione Fiat l’ha a sua volta definita “irricevibile”.

La richiesta dei sindacati della una tantum di 390 euro significherebbe una media di 28 euro lordi mensili a lavoratore che si aggiungerebbero ai 40 di una tantum ottenuti per il 2013. In tutto l’aumento medio sarebbe dunque di 68 euro lordi mensili: nel 2015 servirebbe quindi un ulteriore aumento di 65 euro al mese per raggiungere la quota di 130 euro lordi mensili concessa da Federmeccanica ai dipendenti delle aziende che, a differenza del gruppo Fiat, sono rimaste in Confindustria. La trattativa è quindi di nuovo in una fase di stallo.

I sindacati vogliono più soldi in busta paga per i lavoratori, Fiat non accoglie queste richieste di adeguamento salariale giustificandosi con l’andamento ancora difficile del mercato dell’auto. Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Ugl e Quadri replicano che senza aumento non firmano alcunché. L’aumento salariale per le parti è indispensabile, senza un accordo su questo punto minacciano agitazioni nelle fabbriche. Per i sindacati firmatari di un contratto aziendale come questo (che per di più è accordo separato), è inaccettabile che il parametro economico sia inferiore a quello del Ccnl. Ma i manager di Fiat temono di alzare troppo i costi della produzione italiana, che - per il momento - vive sulle spalle di Chrysler.