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SPILLO/ Tutele crescenti, la falsa promessa del Jobs Act

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Pertanto, l’eventuale attuazione di un contratto a tutele crescenti potrà prevedibilmente comportare un ulteriore abbassamento delle tutele con il conseguente aumento del contenzioso e, dunque, maggiori costi sia per il lavoratore che per l’azienda, senza alcun reale impatto positivo sull’occupazione di lungo termine.

Bisogna dunque chiedersi se l’interesse primario delle aziende sia proprio quello di vedere riconosciuta alle stesse la possibilità di risolvere il rapporto di lavoro senza l’alea della reintegra, secondo i principi della flessibilità in uscita, ovvero il tema vada piuttosto spostato sul versante di una flessibilità che intervenga durante il rapporto di lavoro, preservando gli interessi delle parti, a tutela dell’occupazione.

Una soluzione che va nel segno indicato, può essere dunque raggiunta attraverso l’apposizione, all’interno di un contratto a tempo indeterminato, di una clausola di flessicurezza che, entro determinati limiti stabiliti dalla legge, consenta al datore di lavoro un rafforzamento ed estensione dello jus variandi, ad esempio mediante la modifica unilaterale delle mansioni (anche in deroga all’art. 2103 c.c.), dell’orario di lavoro o della retribuzione. Detta clausola dovrebbe essere operante solo in presenza di specifiche esigenze produttive, organizzative e/o tecniche a tutela del lavoratore, prevedendo altresì un termine di preavviso prima di disporre la modifica al rapporto di lavoro e in ogni caso non potrà essere utilizzata con specifici soggetti “deboli”, quali ad esempio lavoratrici madri, disabili, ecc.

In tal modo, verrebbe assicurata la stabilità del lavoratore e al contempo sarebbe consentita maggiore flessibilità nell’organizzazione di un’impresa al sopraggiungere di determinati eventi produttivi ed economici che graverebbero sull’operatività dell’impresa stessa. Il rilancio della competitività del mercato del lavoro non deve infatti passare da posizioni ideologiche connesse al vecchio tema dell’articolo 18, ma da una disciplina che sappia interpretare in concreto le nuove esigenze delle imprese che fanno occupazione. 

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