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Lavoro

JOBS ACT/ Il "cortocircuito" del Pd che blocca la riforma di Renzi

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È evidente che la realtà attuale è completamente diversa. Dal posto di lavoro a vita si è passati a una vita fatta di diversi lavori. La stessa durata delle imprese si è accorciata. La vita media delle imprese iscritte alla Camera di Commercio di Milano è scesa a poco più di 10 anni. Le stesse imprese operano sempre più nell’ambito dei servizi e anche la produzione manifatturiera si caratterizza come una fase interna a un ciclo produttivo terziarizzato. La mobilità sul mercato del lavoro coinvolge ogni anno 10 milioni di persone. Prevale oggi a causa della crisi una mobilità involontaria mentre prima era volontaria, ma resta una domanda di tutele e servizi al lavoro molto diversa da quella delle fasi economiche precedenti.

Adeguarci a quello che chiede l’Europa non è quindi, almeno in questo caso, l’accettazione di vincoli imposti dall’esterno, ma la presa d’atto dei cambiamenti intervenuti nel lavoro e quindi rispondere a nuove realtà con strumenti legislativi, tutele, risorse e servizi che soddisfino adeguatamente il bisogno di lavoro che registriamo continuamente.

A sostegno della resistenza addotta contro la semplificazione legislativa emerge inoltre il timore che si voglia surrettiziamente far passare la proposta di contratto di lavoro a tutele crescenti con la durata del rapporto di lavoro stesso. Su questo tema assistiamo a un vero e proprio cortocircuito della sinistra.

È evidente che l’idea del contratto a tutele crescenti è maturata in una parte più avveduta di esponenti della sinistra che hanno preso sul serio la necessità di sfrondare la pletora di contratti di ingresso che caratterizzano la nostra normativa e sanno che non si può tenere il massimo di flessibilità in entrata insieme al massimo di rigidità in uscita senza creare un grave dualismo negli anni. Il risultato di questa situazione è stato il degenerare di un numero crescente di giovani con contratti senza tutele e un gruppo di lavoratori con contratto a tempo indeterminato con tutte le tutele previste dalla normativa. Un’ingiustizia lampante che richiede un intervento definitivo disegnando un sistema universale di tutele e contratti che sposino la nuova flessibilità del sistema produttivo, la flexicurity appunto.

A sinistra però vi è un tabù, il famigerato articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Per tutti i riformisti questo è un punto d’arrivo ormai datato e che può solo essere ispirazione per disegnare il nuovo articolo 18 che disegni tutele adeguate all’oggi. Per chi vive nell’ideologia è diventato invece la pietra filosofale del lavoro. Senza questo i diritti del lavoro sarebbero immediatamente calpestati da imprenditori che non vedono l’ora di approfittarne per tornare a riportare il lavoro sotto le catene della schiavitù.