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Lavoro

JOBS ACT/ Il "cortocircuito" del Pd che blocca la riforma di Renzi

Il disegno di legge delega sulla riforma del lavoro rischia di bloccarsi al Senato per delle divisioni interne alla sinistra. MASSIMO FERLINI spiega di che cosa si tratta

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Il dibattito parlamentare sul disegno di legge delega in materia di lavoro si è avviato e rischia di bloccarsi intorno a un emendamento che propone di ampliare la delega. I fatti si possono riassumere velocemente. Uno dei punti principali delle proposte europee è quello che chiede di armonizzare la legislazione del lavoro (leggi e codici che regolano i rapporti di lavoro) con le regole della flexicurity. Su questo da tempo è stata oggetto di discussione una proposta bipartisan per un codice del lavoro unico e semplificato. Nell’ambito del dibattito in commissione, un emendamento di parte della maggioranza di governo e delle opposizioni propone di inserire nella delega, in modo molto aperto per quanto attiene i contenuti, il tema della semplificazione. A resistere su questo tema sono gli esponenti del Pd.

Politicamente si presenta come un paradosso. Alcuni membri del partito del presidente del consiglio temono che il semplice inserimento del tema nella proposta di delega possa diventare una proposta non accettabile per la loro ideologia del lavoro. Parlo di ideologia del lavoro perché è evidente che siamo di fronte a una resistenza ideologica ai cambiamenti che la flexicurity introdurrebbe nel nostro mercato del lavoro, che è ingessato da norme e vincoli appartenenti a un altro periodo economico.

Come direbbe il vecchio Karl (quello che a sinistra dovrebbe essere conosciuto) “gratta, gratta e trovi il filisteo”. È evidente che nella sinistra italiana l’accettazione di un sistema che sostituisce le vecchie norme che regolavano il lavoro nella fase in cui predominava l’organizzazione industriale dello stesso, con regole che puntano a costruire un sistema di tutele per i lavoratori sul mercato, fa emergere un riflesso pavloviano in chi ritiene che abbandonare una visione del lavoro tradizionale porti a perdere la propria identità. Solo così si spiegano le resistenze che, sia nel mondo politico che in quello sindacale che affondano le loro radici nella sinistra italiana, emergono in occasione delle scelte sul lavoro che la realtà ha imposto in questi anni.

Le norme che regolano e ingessano il nostro mercato del lavoro sono oggi ancora legate a uno schema funzionale al rapporto conflittuale del periodo della grande industria. L’ipotesi era che il sistema industriale avrebbe inglobato gli altri settori e il posto di lavoro sarebbe durato per tutta la vita professionale. Gli strumenti di sostegno al lavoro in caso di crisi erano disegnati per superare la fase di difficoltà dell’impresa (la Cassa integrazione), non mettevano in discussione il rapporto di lavoro ma assicuravano il sostegno al reddito. Questi interventi riguardavano solo gli occupati in imprese di grandi dimensioni e non erano tutele universalmente assicurate a tutti i lavoratori dipendenti.