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GARANZIA GIOVANI/ La raccomandazione Ue "dimenticata" dall'Italia

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Questo è un tema molto delicato, poiché si presta a facili contrapposizioni dialettiche. Solitamente troviamo il fronte che scarica le colpe interamente sui padri e specularmente chi accusa i giovani di essere solamente dei bamboccioni. È molto difficile pensare di possedere la verità su questo fenomeno, ma non per questo deve essere un tabù dire che tanti, troppi giovani oggi stiano con le mani in mano.

Come può Garanzia Giovani innestarsi su questo dramma sociale? Innanzitutto non bisogna dimenticare come la situazione di un giovane inattivo sia molto complessa e caratterizzata da un dramma personale, uno scoraggiamento che non può essere colmato certo da una nuove leggi e/o incentivi. Detto questo, quello che manca al piano di attuazione italiano è una visione. La possibilità di offrire a questi ragazzi qualcosa di più di qualche incentivo che possa colmare il vuoto lavorativo per un breve periodo. Servono percorsi formativi che accompagnino i ragazzi verso una loro piena occupabilità. Questo è il vero obiettivo espresso nella Raccomandazione europea dalla quale si origina Garanzia Giovani, non la diminuzione della disoccupazione.

Leggendo le tipologie contrattuali dei pochi posti di lavoro oggi disponibili sul portale del piano si conferma questa tesi. Si tratta per la maggior parte di contratti a tempo determinato, pochi sono gli stage e pochissimi i percorsi di apprendistato.

Il tempo è poco, i passi fatti finora maldestri, ma non è mai troppo tardi per raddrizzare la rotta. Iniziamo a cogliere la sfida che Garanzia Giovani lancia alla nostra visione del lavoro e non consideriamola come il solito aiuto economico da gestire in modo più o meno efficiente. La vera garanzia di cui tutti hanno bisogno è ricominciare a sperare nel futuro, nelle proprie potenzialità, a scommettere sulla persona.

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