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Lavoro

GARANZIA GIOVANI/ La raccomandazione Ue "dimenticata" dall'Italia

Il dibattito sulla Garanzia Giovani si sta trasformando in una guerra di numeri. Per questo, spiega FRANCESCO SEGHEZZI, è meglio ricordarsi le ragioni di questo programma

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Il dibattito sulla Garanzia Giovani si sta trasformando in una guerra di numeri. Da una parte il ministro del Lavoro esulta per il numero di iscritti al piano a due mesi dalla sua attivazione, dall’altra il fronte degli esperti che critica questi risultati puramente contabili e che sottolinea i ritardi delle regioni nell’attuazione concreta della garanzia. Sembra una situazione complessa, e in ampia misura lo è, ma concentrandosi sui numeri è possibile delineare una prospettiva di analisi nuova che dovrebbe aiutare a comprendere che il vero pronome è un altro e ben più grave. La questione da porsi è infatti perché quasi il 95% dei giovani inattivi e disoccupati italiani non si siano iscritti a Garanzia Giovani.

Il piano europeo si rivolge, come noto, ai giovani disoccupati e ai Neet (coloro che non studiano, né lavorano e non stanno seguendo percorsi di formazione) tra i 15 e i 29 anni. Secondo gli ultimi dati Eurostat, i Neet in Italia sono 2,4 milioni, i giovani disoccupati invece sono oltre 700mila secondo l’Istat. Secondo l’ultimo monitoraggio diffuso il 4 luglio dal ministero del Lavoro, gli iscritti al piano sono circa 110.000, meno del 5%. Di questi solo 10.000 hanno già effettuato un colloquio in un centro accreditato, gli altri 100.000 hanno ancora (solo) due mesi di tempo per poterli effettuare. Infatti, il piano di attuazione di Garanzia Giovani garantisce un primo colloquio entro i quattro mesi dall’attivazione.

Sicuramente ci sono state difficoltà nel comunicare l’esistenza del piano e l’obbligo di iscrizione online potrebbe aver dissuaso qualcuno, soprattutto in certe regioni, ma non sembra una spiegazione sufficiente. Un’altra ipotesi potrebbe essere quella avanzata da un noto imprenditore come Riccardo Illy, qualche giorno fa, in un’intervista che ha destato molto clamore: i giovani inattivi non cercano un lavoro e, protetti o viziati, dai loro genitori e dai nonni, sono comodamente sul divano di casa in attesa di un’occasione irrinunciabile che però tarda a venire.

Senza fare di tutta l’erba un fascio non si può non leggere un fondo di verità nelle parole dell’imprenditore friulano. È ormai largamente diffusa una sfiducia completa nella possibilità di trovare un lavoro e nel fatto che un percorso di studi possa aiutare in questo. Infatti, più che i 700mila disoccupati (cifra inaccettabile, sia chiaro), spaventa il fatto che quasi due milioni e mezzo di giovani abbiano perso ogni speranza nel futuro, tanto da passare la giornata senza nessun tipo di occupazione volta a costruire il loro avvenire. Anche se per correttezza è importante ricordare che tra i Neet sono considerati anche giovani che ancora cercano lavoro.