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Lavoro

Riforma Pensioni Renzi / Esodati, il caos blocca qualsiasi riforma

Il ministro Giuliano PolettiIl ministro Giuliano Poletti

La seconda ipotesi è stata sperimentata per le donne ed è la cosiddetta opzione contributiva. Uno dei guasti del nostro sistema pensionistico è stato quello, durato per decenni, di fondarsi sul sistema retributivo. Quando si va in pensione non si calcola cioè quanto si è effettivamente versato, ma si determina la prestazione previdenziale sulla base della retribuzione degli ultimi anni, che sono tendenzialmente quelli più alti. Oggi siamo passati al sistema contributivo, che però per quanti vanno in pensione oggi è molto costoso. L’opzione donna prevede un anticipo della pensione per le donne a 57 anni ma con un taglio della prestazione previdenziale dal 27 al 40%. Andando in pensione prima ci si troverà così un assegno particolarmente alleggerito.

 

E’ possibile evitare effetti di questo tipo?

E’ difficile, anche se un’altra ipotesi per evitare un decurtamento così significativo della pensione è quello di prevedere risorse straordinarie. Come vede gli spazi di manovra sono molto limitati, e probabilmente bisognerà trovare un bilanciamento tra tutti questi strumenti.

 

Come valuta l’estensione a 170mila della platea degli esodati salvaguardati?

In realtà lo stesso governo sa bene che quella a quota 170mila è l’ennesima salvaguardia, cioè il sesto provvedimento che amplia la platea degli esodati salvaguardati. Sarà necessario chiarire una volta per tutti quanti sono questi esodati e chiudere la partita, credo già con la legge di stabilità del 2015. E’ una questione che non si può continuare a trascinare anche per i prossimi esercizi di bilancio degli anni futuri, pena non sapere mai quali saranno le risorse disponibili per una riforma delle pensioni. Finché avremo la spina nel fianco degli esodati che costa tantissimo e che è in grado da sola di fare saltare i conti dell’Inps, è inutile anche solo mettersi a ragionare su una riforma strutturale della previdenza.

 

Infine che cosa ne pensa della “quota 96” per gli insegnanti?

Come è emerso dalle dichiarazioni del ministro Giannini, siamo lontani da questa soluzione perché mancano le risorse. Anche su questo fronte è necessario trovare una soluzione che riduca l’impatto assolutamente negativo della riforma Fornero sugli insegnanti. Finché però non si trovano le risorse per farlo sarà ben difficile che questa “quota 96” sia effettivamente realizzata. Un altro impegno del governo deve essere quello di reperire le risorse, e quindi forse su questo sarebbe meglio chiarirsi prima le idee su quali sono le risorse finanziarie a disposizione per sistemare i problemi già esistenti, prima di parlare dell’estensione degli 80 euro a pensionati e altre categorie.

 

(Pietro Vernizzi)

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