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RIFORMA PA/ Quanta meritocrazia c’è nel ddl Madia?

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In ogni caso per quanto riguarda la selezione, è necessario dare adeguata pubblicità ai posti vacanti in modo da favorire chiarezza e trasparenza dei criteri selettivi utilizzati. La situazione ideale dovrebbe prevedere adeguata evidenza dell’apertura di concorsi sui maggiori siti internet, giornali e mezzi di informazione. Inoltre, andrebbero spiegati chiaramente i percorsi di carriera previsti e gli stipendi conferiti, con opportune differenziazioni basate su curriculum e competenze, proprio come avviene nel privato. I rischi legati a stipendi livellati implicherebbero inevitabilmente un allineamento verso il basso e potrebbero costituire una forte barriera all’ingresso dei talenti migliori.

D’altra parte la metodologia utilizzata nei procedimenti di selezione dovrà essere snella, evitando obsoleti esami di gruppo e basata su effettive esigenze di organico e non su “chiamate annuali”. Il processo di selezione dovrà valutare gli aspetti manageriali, i risultati ottenuti e le soft skills, piuttosto che gli aspetti mnemonici, legati alla mera conoscenza tecnica della legislazione: in sostanza, maggiore managerialità e meno competenze formali, evitando cioè di valutare solamente anni di esperienza, cittadinanza e tipologia di laurea ottenuta. Sarebbe molto utile anche prevedere che fossero resi pubblici tutti gli atti inerenti i processi di selezione, in modo da fugare ogni dubbio in merito, limitandosi solo alla tutela della privacy dei candidati.

Ad avviso del Forum, sarebbe opportuno approfondire i temi relativi alla formazione permanente, in quanto, se la mentalità è giusta, gli obblighi formativi non sono per forza necessari e rischiano di diventare adempimenti formali costosi e inefficienti. In sostanza, se si selezionano i migliori, la formazione non dovrebbe essere necessaria in una prima fase e comunque sarebbe meglio lasciarne la programmazione alla libera azione delle organizzazioni.

L’istituzione della banca dati dei curricula e delle valutazioni, divisa in tre fasce (dirigenza statale, regionale e locale) potrebbe contenere alcune criticità, perché rischia di impedire un’adeguata mobilità tra i tre livelli, che dovrebbe essere in ogni caso favorita per premiare il merito. Per quanto riguarda i criteri di valutazione dei dirigenti, al fine di determinare promozioni e incentivi di risultato, andrebbero basati sui risultati finali delle amministrazioni e sulla percezione del servizio del cittadino invece che su indicatori intermedi interni alle amministrazioni (per esempio, il numero di pratiche evase, ecc.).

Infine, un’ultima notazione su cui il disegno di legge dovrebbe aprire una riflessione, riguarda l’attrazione di talenti dall’estero, che potrebbero andare a occupare dei ruoli nella Pubblica amministrazione italiana, replicando quanto avviene in qualche Paese estero. Ci si riferisce, ad esempio, al caso di Alice Pilia, che è stata assunta a tempo indeterminato dall’Ufficio di Gabinetto di David Cameron, con l’incarico di contribuire alla riforma del sistema legislativo inglese. Sarebbe apprezzabile, anche nell’ottica di una maggiore integrazione tra i paesi europei, se nel Governo italiano lavorassero anche cittadini di altre nazionalità, soprattutto comunitari.

Il Forum della Meritocrazia intende collaborare con il legislatore per presentare le proprie proposte e istanze in fase di discussione del disegno di legge e durante la predisposizione dei decreti attuativi, fornendo esempi di best practices per la selezione e valutazione dei dirigenti e intende sottolineare con forza l’importanza di un’adeguata scelta per quanto riguarda la selezione dei componenti delle commissioni per la dirigenza statale, regionale e locale.

 

Claudio Ceper, Presidente Forum della Meritocrazia

Nicolò Boggian, Direttore Forum della Meritocrazia

Mattia Adani, Consigliere Forum della Meritocrazia

Daniele Tumietto, Consigliere Forum della Meritocrazia

Pino Truglia, Consigliere Forum della Meritocrazia

Domenico Zaccone, Manager

Luigi Ferrata, Relazioni Istituzionali

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